BRESSANONE. La loro presenza può piacere o meno: c’è chi li definisce ospiti sgraditi, chi li reputa delle risorse. Un fatto è certo: i richiedenti asilo ci sono, sono 60 nella ex caserma Schenoni e fanno parte della comunità brissinese. Presto saranno occupati come volontari in diverse strutture pubbliche, aiuteranno la città con i loro servizi e li si vedrà in giro, magari a spalare la neve, a lavare i piatti a mensa o a raccogliere le foglie in autunno: occupazioni, queste, che trovano il plauso anche da chi ideologicamente non ha mai dimostrato un particolare amore per l’immigrazione. Sono i rappresentanti della destra italiana brissinese, che pur appartenendo a schieramenti diversi si trovano d’accordo sul loro impiego a favore della collettività.

Il consigliere comunale Massimo Bessone usa toni entusiastici: “Mi sembra giusto che si diano da fare, che imparino un lavoro, che aiutino a risolvere i problemi della città, perché un giorno saranno nostri concittadini – spiega – e poi fa bene anche a loro: possono sentirsi utili, hanno modo di mostrare la loro buona volontà”.

Parole solidali, che sembrano quasi scontarsi con certi proclami salvinisti che certo non inneggiano all’immigrazione: “Anche se sono il commissario della Lega non significa che sono razzista, anzi – ribatte – i richiedenti asilo sono persone come noi, vivono assieme a noi, ed è bello se riescono ad integrarsi. Piuttosto che vederli bighellonare senza meta né scopo, è meglio se di danno da fare. Certo, l’importante è che la loro presenza non influisca negativamente sulle assunzioni di tanti operai stagionali locali”.

“A Bressanone il tasso di disoccupazione è bassissimo, certo non dobbiamo preoccuparci che i profughi ci rubino il lavoro”, gli fa eco il consigliere Antonio Bova, anch’egli a favore dell’impiego dei richiedenti asilo. “Più che altro mi stupisco che possa esserci qualcuno che non lo sia – prosegue il rappresentante di FI - queste persone hanno bisogno di venire impiegate, per loro stessi e per la comunità: è brutto e deleterio vederli in giro senza fare nulla come accade in altre città”. Secondo Bova questo è il primo passo verso un processo di integrazione dei profughi “che è necessario, ma anche lungo – prosegue - Tutti noi dobbiamo trovare un modo per dare loro l’opportunità di avere una formazione per renderli autonomi e responsabilizzati, anche con mansioni semplici come spalare la neve, per esempio, un servizio che con queste prime nevicate non è stato svolto in maniera efficiente. Forse con il loro aiuto i brissinesi non rischiano di spaccarsi le gambe passeggiando in centro”.