BRESSANONE. Un no secco alla mozione degli Ecosociali sul Giardino Vescovile, non solo per proseguire una strada condivisa dalla maggioranza dei cittadini, nonostante una raccolta di firme con un 40% di turisti e già ritirate da diversi firmatari oggi ricredutisi, ma anche perchè il progetto Heller è economicamente più gestibile rispetto al vecchio progetto e consente una tutela dell'area verde, grazie ad un ticket di ingresso, che altrimenti non sarebbe garantita. Il gruppo consiliare della Svp ha deciso di scendere in campo per spiegare i motivi che hanno portato alla bocciatura in Consiglio comunale della mozione con cui gli Ecosociali, a soli dieci mesi dalla sua approvazione, chiedevano la revoca della delibera riguardante il progetto Heller, nonostante in quell'occasione non avessero votato contro ma si fossero solo astenuti. «Alla delibera di 10 mesi fa riguardante l'ok al progetto Heller non si è arrivati in modo superficiale – spiega il capogruppo della Svp, Gerord Siller – Tutto è avvenuto dopo mesi di attenta considerazione e preparazione, dopo un'analisi dettagliata del vecchio progetto, dopo aver visitato molti altri giardini in Europa, tra cui il parco di Heller a Gardone, dopo aver coinvolto il vescovo Muser, il presidente della Provincia Kustatscher, l’assessore provincaile alla cultura, i giardinieri altoatesini, gli esperti dei Giardini di Trautmannsdorff, l'iniziativa popolare BrixLab, l'Associazione degli artisti altoatesini nonchè artisti locali di Bressanone e dopo una presentazione del concetto Heller al Forum, dove la maggior parte dei partecipanti si erano detti entusiasti del concetto presentato. Quindi, dopo tanti riscontri positivi, il concetto Heller è stato presentato in Consiglio ed è stato approvato». Siller sottolinea che ultimamente ci sono stati incontri con i promotori della famosa raccolta di firme contro il progetto Heller. «Nelle ultime settimane abbiamo avuto discussioni costruttive con vari membri del comitato che ha promosso la raccolta di firme – continua Siller - Alcuni membri, in particolare giovani, hanno mostrato interesse a contribuire in modo costruttivo all'ulteriore progettazione del giardino e quindi saremo lieti di integrarli nell'ulteriore progettazione. Altri membri, invece, erano così intransigenti che è stato difficile ogni dialogo. In ogni caso, le posizioni dei vari membri sono diverse e non convergenti su un'unica proposta». La Svp critica poi il fatto che il Comitato rimarchi l'elevato numero di firme racolte. «Spesso, i promotori della campagna delle firme puntano sul numero di firme raccolte – sottolinea ancora Siller - Bisogna dire, tuttavia, che il 40% di queste firme non proviene da brissinesi, ma da ospiti. Inoltre, alcuni brissinesi hanno già ritirato la propria firma perché hanno capito di essere stati tratti in inganno. Ritengo che per arrivare a chiarire le cose proprio gli Ecosociali avrebbero dovuto aiutare i brissinesi a capire, spiegando loro il progetto Heller. Avrebbero dovuto chiarire che il progetto vecchio, “semplice” secondo le affermazioni dei promotori, in verità sarebbe costato 7 milioni di euro, che la manutenzione di un tale giardino di 3 ettari sarebbe costata diverse centinaia di migliaia di euro all'anno, che nonostante i costi elevati, il vecchio progetto non avrebbe avuto una solida base finanziaria, che il vecchio progetto non prevedeva un prato fiorito, come viene raffigurato sulle schede della raccolta delle firme, ma un frutteto puro, come emerge da un disegno acquerellato del XIX secolo. Insomma, gli Ecosociali avrebbero dovuto spiegare che il Comune ha deciso di non procedere con il vecchio progetto a causa della sua scarsa attrattività e della sua limitata base di finanziamento.