Bressanone. I partiti di opposizione in consiglio comunale a Bressanone, salvo la Südtiroler Freiheit, chiedono alla nuova giunta una modifica dello Statuto comunale che preveda la rotazione del ruolo di presidente del consiglio tra i due gruppi linguistici e tra le minoranze. I consiglieri Sabine Mahlknecht di Team K, Markus Frei e Verena Stenico degli Ecosociali, Maurizio Sabbadin di Insieme per Bressanone, Antonio Bova di Fratelli d’Italia ed Egon Gitzl dei Freiheitlichen, attraverso un comunicato, affermano di opporsi al metodo di assegnazione degli incarichi istituzionali, quindi presidenza e vicepresidenza del consiglio comunale, posto in atto dalla maggioranza. Per l’opposizione, sarebbe segno di spirito democratico da parte di chi ha la maggioranza assoluta, la Svp, se questi incarichi fossero attribuiti a rappresentanti dei partiti di minoranza e per metà legislatura al gruppo linguistico tedesco e per l’altra a quello italiano.

“A questo proposito - si legge nel comunicato - proponiamo una modifica dello statuto comunale, che preveda la rotazione della presidenza tra i gruppi linguistici. L’attribuzione della carica ai partiti di minoranza sarebbe un segno di trasparenza e della volontà di coinvolgere l’opposizione, come spesso proclamato, nei processi decisionali. Ai partiti di opposizione è stata chiesta una collaborazione costruttiva, ma l’attuale atteggiamento della maggioranza è palesemente in contrasto con questa richiesta”.

Il «colpo di scena». Il consigliere di Fratelli d’Italia Antonio Bova, che si batte da anni per ottenere l’alternanza linguistica per la carica di presidente del consiglio, spiega cosa non è piaciuto all’opposizione. “In Alto Adige, dietro alla visione dell’opposizione “costruttiva” c’è sempre qualcuno che fa da stampella alla Svp - spiega - Il partito di maggioranza ha scelto il Partito Democratico come partner di governo della città, la presidenza è andata a Renate Prader (Pd), di lingua tedesca, e quindi la maggioranza aveva il problema di dover dare la vicepresidenza a un rappresentante di lingua italiana dell’opposizione. In un primo momento, tutte le forze politiche italiane rimaste fuori dalla giunta, Lega compresa, erano d’accordo sul fatto di lasciare la carica scoperta fino a quando non venisse cambiato lo Statuto, in modo da prevedere l’alternanza linguistica come garanzia alla carica di presidente del consiglio. Poi il colpo di scena. La Lega, come già fu per Massimo Bessone, ha accettato la carica, senza contrattazione, solo per fare un’opposizione “costruttiva”, togliendo la maggioranza Svp/ Pd da un incidente di percorso. E, guarda caso, il consigliere leghista Angelo Baffo è stato preferito al consigliere di Insieme per Bressanone Maurizio Sabbadin, che aveva richiesto (anche lui) l’alternanza linguistica a metà legislatura. Così sono andate le cose - conclude Bova - Ricordo che sono anni che combatto per ottenere la variazione dello Statuto, perché per una carica di garanzia deve essere prevista la possibilità per tutti i gruppi linguistici di accedervi, non per mera contrattazione politica, ma per regola”.

Gli «esempi di altri Comuni». Markus Frei degli Ecosociali è sulla stessa linea. “In altri Comuni in Alto Adige, vedi Laives, Merano e Bolzano, è buona prassi che la maggioranza, al momento di assegnare la presidenza del consiglio comunale, coinvolga i gruppi politici di minoranza e favorisca la rappresentanza di entrambi i gruppi linguistici - sottolinea Frei - Così non è avvenuto a Bressanone. Smentendo i proclami di buona collaborazione e rispetto reciproco e con l’appoggio del partner di maggioranza e della Lega, la Svp ha “monopolizzato” le scelte istituzionali. La carica a tempo della confermata presidente Renate Prader e l’incarico di vicepresidente “contrattato” con la Lega dimostrano come il partito di maggioranza monopolizzi il potere in consiglio, escludendo i gruppi di minoranza. Noi tutti dell’opposizione chiediamo, quindi, una modifica dello Statuto riguardante l’alternanza linguistica per la carica di presidente del consiglio comunale”.