BRESSANONE. Anche la val d’Isarco è – ormai – in dirittura d’arrivo per quanto attiene l’approvazione del primo progetto Sprar che prevede un totale di 27 posti. Abbiamo fatto il punto della situazione con la dottoressa Sara Ciola, sociologa e referente del Comprensorio.

Quali Comuni sono già pronti ad ospitare?

«Villandro e Velturno per un totale di 18 posti in appartamenti da 2 a 6 persone. In questo caso abbiamo già anche l’ok del Ministero».

Per arrivare a 27, il numero deciso a dicembre, quali altri Comuni ospiteranno?

«Sciaves avrà due richiedenti asilo (in un edificio messo a disposizione dal Comune ndr) e Luson sette».

Tra i grandi Comuni chi è rimasto fuori da questo primo progetto del Comprensorio?

«Varna e Rio Pusteria ma stiamo già lavorando per il prossimo bando».

In val d’Isarco ci sono anche tre Centri di accoglienza straordinaria. Dove?

«A Bressanone, Chiusa e in val di Funes. Non è detto, peraltro, che i Comuni in questione in futuro decidano di aderire anche lo Sprar. Se così fosse ciò contribuirebbe a depotenziare ridurre i numeri dei Cas esistenti».

Per il primo progetto Sprar il Comprensorio ha già fatto delle assunzioni?

«Sì, ma fuori organico, per un periodo di 3 anni. Il progetto sarà seguito da un coordinatore, un assistente sociale, due educatori e un funzionario addetto per la parte amministrativa. Le figure in questione sono operative dal 15 febbraio, ma stiamo già lavorando da dicembre».

Serviranno altre figure?

«Sì, un consulente per le questioni legali, una figura per la parte psicologica e un mediatore culturale».

In questo caso vi appoggerete a professionisti del settore?

«Potrebbe trattarsi di studi o di cooperative che già forniscono questi servizi per altre realtà».

In val d’Isarco si parla di seconda o terza accoglienza. Sarà sgravata, almeno in parte, Bolzano?

«Sì, in parte. Abbiamo la facoltà di indicare il 30% degli utenti. Si tratta di richiedenti asilo che già risiedono in zona e frequentano corsi di vario genere».

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