BRESSANONE/VARNA. C’è anche Varna, la cittadina guidata dal presidente del Consorzio dei Comuni Andreas Schatzer, tra le «pecore nere» dell’accoglienza nel Comprensorio val d’Isarco. Le cifre ufficiali sono state rese note ieri dalla dottoressa Sara Ciola – referente locale per lo Sprar – che ha sollecitato lo stesso Schatzer «per un incontro urgente». Al punto in cui siamo arrivati «le promesse non bastano più».

Tra i Comprensori meno virtuosi c’è proprio quello della val d’Isarco che avrebbe dovuto trovare 63 posti e ne ha messo a disposizione per adesso solamente 20, ovvero meno di un terzo del totale. «A Villandro, dati alla mano, - spiega la sociologa che lavora al Comprensorio - toccano 7 richiedenti asilo, a Naz Sciaves 11, a Velturno 10, a Varna 16, a Rio di Pusteria 11, a Luson 5 e a Rodengo 4». Per adesso i posti «sicuri» sono invece solamente 20. «Sì, 10 a Velturno e 10 a Villandro». L’unica situazione che potrebbe mutare in positivo da un momento all’altro sembra essere quella di Luson, dove il Comprensorio potrebbe sistemare 7 profughi, ma manca ancora l’ufficialità.

Il Ministero ha approvato il progetto della val d’Isarco in toto e stanziato 492 mila euro per il 2018. In totale vi lavoreranno sette persone tra assistenti sociali, funzionari amministrativi e coordinatori. «Il rapporto tra richiedenti asilo e personale è di uno a sette e non di uno a trenta come nel caso dei Cas». Come dire che il Comprensorio ha fatto bene i compiti a casa, a differenza di molti Comuni, come quello di Varna. «A chi non si muove - sottolinea Sara Ciola - la Provincia decurterà i fondi».

Il presidente del Consorzio dei Comuni ostenta ciononostante una certa sicurezza. «Il prossimo bando è a marzo - commenta Schatzer - e ci faremo trovare pronti. Non è una questione di ostilità dei residenti (a Naz Sciaves un privato ha fatto marcia indietro dopo le pressioni degli abitanti ndr) ma di spazi. Adesso sono stati superati gli ostacoli urbanistici (è stato semplificato l’iter per il cambio di destinazione), ma se proprio non dovessimo trovare nulla ricorreremo ai container e li sistemeremo nel verde agricolo».

Alberto Conci, vicepresidente del Comprensorio, ritiene sia soprattutto una questione di numeri. «Fin che le cifre sono queste e i migranti vengono integrati con lavori di pubblica utilità la situazione è sicuramente gestibile. Ben vengano dunque i richiedenti asilo che spalano la neve, lavorano nelle mense, nei parchi o lungo le cicilabili. Lo Sprar ci consente di mettere in piedi progetti mirati».

©RIPRODUZIONE RISERVATA