BRESSANONE. Maurizio Sabbadin di Insieme per Bressanone è stato nominato nuovo vicepresidente del consiglio comunale al posto di Massimo Bessone (Lega) con 19 voti a favore, mentre Renate Prader del Pd resta presidente, senza possibilità di alternanza a metà legislatura.

La seduta del consiglio comunale di giovedì sera a Bressanone è stata contrassegnata da una discussione infuocata proprio attorno alla nomina del nuovo vicepresidente, e non tanto per il nome scelto, quello di Sabbadin, a cui tutti hanno confermato la stima, ma per l’ordine del giorno presentato dal consigliere Antonio Bova (Forza Italia) e sottoscritto da Ecosociali, Freiheitlichen e Demos, con cui si chiedeva al consiglio di accogliere la richiesta di alternanza tra presidente e vicepresidente del consiglio a metà legislatura, così come accade in Comuni come Bolzano e Laives.

Ma, dopo il lungo intervento di Bova e la presentazione dell’ordine del giorno, il segretario generale Josef Fischnaller ha spiegato che il punto non era previsto nella seduta del consiglio. Da qui, la votazione di Sabbadin e la sua nomina a vicepresidente con 19 voti a favore, mentre 5 consiglieri (Ecosociali, Bova e Monese) hanno lasciato l’aula al momento del voto.

Deluso il consigliere Bova che si dice comunque sempre “pronto a lottare per la pari dignità tra gruppi linguistici”. “La mia proposta - precisa - era quella di stabilire un’alternanza tra componenti dei diversi gruppi linguistici ai vertici del consiglio, quindi presidente e vice, un’alternanza non voluta dal Pd che ha il suo presidente del consiglio, Renate Prader. Ho presentato un ordine del giorno con altri colleghi di opposizione italiani e tedeschi di destra e sinistra, senza nulla togliere al collega Sabbadin, persona rispettabilissima, ma la maggioranza, supportata dal segretario generale, non ha portato a votazione l’ordine del giorno nonostante sia il Regolamento che lo Statuto lo consentano. Purtroppo – conclude Bova - al gruppo linguistico italiano continuano a restare incarichi di vicepresidente e ciò non mi sembra giusto. Così non c’è pari dignità”.