BRESSANONE. Due alpinisti, due amici, con un grande sogno in comune: essere i primi al mondo a scalare la parete ovest del Siula Grande. Un’impresa ambiziosa, difficile e piena di insidie, che porterà i due a compiere imprese ancora più ardite pur di portare la pelle e l’amicizia a casa. Una storia vera, capace di emozionare, e reinterpretata su un palco spoglio da due attori professionisti, Mattia Fabris e Jacopo Bicocchi. E il palco sarà quello del teatro don Bosco, che sabato 15 settembre alle ore 20.30 ospiterà questo spettacolo del titolo “(S)legati”, organizzato dalla sezione cittadina del Cai per celebrare la nomina di Bressanone a città alpina 2018. La piéce prende spunto dalla storia degli alpinisti Joe Simpson e Simon Yates, dal quale è stato scritto il best seller "La Morte sospesa". È la storia di un amicizia, e della corda che, durante quella terribile impresa, lega i giovani ragazzi e che mette la vita dell’uno nelle mani dell’altro. Come sempre avviene in montagna c’è una cima da raggiungere, l’estenuante conquista della vetta e c’è la gioia dell’impresa riuscita. E poi, quando il peggio è passato, e la strada è ormai in discesa, c’è la vita che fa lo sgambetto: Joe durante una banale manovra si rompe una gamba. Da quel momento in poi, tutto cambia. L’impresa diventa riuscire a tornare vivi: a 5.800 metri, la minima frattura si può trasformare in una condanna a morte, i due ragazzi ne sono consapevoli, ma nonostante le condizioni disperate tentano un operazione di soccorso. Tutto sembra funzionare finché, proprio quando le difficoltà paiono superate, ecco un altro imprevisto, questa volta fatale: e c’è allora il gesto, quel gesto che nessun alpinista vorrebbe mai trovarsi obbligato a fare: Simon è costretto a tagliare la corda che lo lega al compagno. Un gesto che separa le loro sorti unite. Che ne (s)lega i destini per sempre. Quell’atto estremo però salverà la vita a entrambi: tutti e due riusciranno a tornare vivi al campo base. E a ritrovarsi insperatamente lì dopo quattro giorni. “(S)legati” è la storia di un miracolo, di un avventura al di là dei limiti umani. La montagna diventa la metafora del momento in cui la relazione è portata al limite, in cui la verità prende forma, ti mette alle strette e ti costringe a “tagliare”, a fare quel gesto che sempre ci appare così violento e terribile, ma che invece, a volte, è l’unico gesto necessario alla vita di entrambi. L’entrata allo spettacolo è gratuita.

(lu. ma.)