BOLZANO. «L'ultimo luogo che ricordo di quel 23 febbraio è una fontana a Cornaiano. Il problema è che i medici mi hanno trovato steso sull'asfalto vicino a Frangarto. Un punto che percorro ogni weekend per tornare a casa, ma sempre a velocità contenuta, perché si tratta di un passaggio molto stretto, prima di un ponte. Perciò è impossibile che io sia caduto da solo: qualcuno mi ha spinto ed è scappato». Eneko Iturralde, 41 anni, basco d'origine e a Bolzano da circa due anni, ha rischiato la vita due settimane fa per una banale caduta in bicicletta.

Lui, ciclista esperto che in sella macina ogni anno migliaia di chilometri, non si arrende alla versione della polizia municipale che invece - non avendo trovato tracce di un potenziale aggressore - parla di una condotta autonoma. Iturralde, laureato in ingegneria e dipendente di un'azienda locale, ha ricostruito a fatica quella giornata di fine febbraio: «Ho riaperto gli occhi ventiquattro ore dopo lo schianto: mi sono trovato sdraiato nel reparto di terapia intensiva dell'ospedale di Bolzano. Ci sono rimasto per due giorni, poi mi hanno trasferito nel reparto di chirurgia vascolare. I traumi erano diversi, in varie parti del corpo. Da inizio marzo sono tornato a casa con una lunga prognosi».

Si è recato subito al comando della Municipale, in via Galilei, per ricostruire l'accaduto. Ma quel tratto purtroppo non è coperto da telecamere. Ci troviamo esattamente su un ponte ciclabile che passa sopra l'Adige, a pochi metri da Castel Firmiano. «I danni - prosegue - ammontano a 650 euro tra la bicicletta e l'abbigliamento sportivo. Con le spese mediche supererò i mille euro, ma il risarcimento è possibile solo dal momento in cui si dovesse appurare il coinvolgimento di terzi». Il 41enne, venuto a vivere a Bolzano nel marzo del 2023 proprio per la bellezza dei suoi paesaggi, non si rassegna: «Penso di essere stato investito da una bici elettrica. Se un testimone quel giorno fosse passato di lì, si faccia avanti. In generale però vorrei condividere un appello ai ciclisti, perché non tutti rispettano le regole di convivenza sulle ciclabili. Il casco, come nel mio caso, salva la vita». AL.BO.