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TRENTO. Veleno per lumache, ma a rischiare la vita è stato un cane. Si è aperto ieri in Tribunale a Trento il processo nei confronti di un sessantenne di Pergine accusato di aver intossicato un cane che si era sentito male dopo aver messo il muso nel vaso di fiori dove era stato inserito il veleno. La padrona, spaventatissima ma nello stesso tempo infuriata per quanto accaduto, aveva chiamato i vigili urbani i quali, dopo una breve indagine, avevano identificato il proprietario dell'appartamento e nei suoi confronti era scattata la denuncia. I fatti risalgono al maggio del 2023.
All'uomo, in seguito, è stato notificato un decreto di condanna ma sentendosi ingiustamente accusato si è rivolto all'avvocato Stefano Tomaselli affinché lo difendesse. É stato così presentato un atto di opposizione, il decreto è stato revocato e si è aperto il processo ordinario. L'uomo sostiene che l'anziana suocera era solita mettere il prodotto, che solo in seguito è risultato essere lumachicida, nei vasi di fiori affinché questi non venissero mangiati dagli insetti.
La sostanza tossica era stato messa anche nei vasi posizionati fuori dalla porta e dunque alla portata anche di altri animali. Il veleno per lumache (metaldeide) è un neurotossico letale. I sintomi compaiono rapidamente, spesso entro 1-3 ore, e includono salivazione, vomito, tremori e convulsioni.
Fortunatamente la padrona del piccolo cagnolino si era accorta subito del fatto che l'animale aveva ingerito la sostanza e quindi lo aveva portato dal veterinario che poi lo ha adeguatamente curato. Ora il giudice dovrà capire se l'avvelenamento stato doloso o se effettivamente l'uomo non conoscesse la pericolosità della sostanza messa nei vasi di fiori. Al momento il sessantenne è accusato di maltrattamento d'animale visto che comunque il cane è sopravvissuto anche se è stato male per giorni. Il processo è stato rinviato.


