BOLZANO. Quella programmata nel luglio dello scorso anno da una coppia romana avrebbe dovuto essere una splendida vacanza tra le amate montagne altoatesine, in compagnia del loro Dandy, uno splendido esemplare di pastore maremmano abruzzese a cui marito e moglie volevano bene come a un figlio. La vacanza, invece, si è trasformata in un incubo, con la morte del povero animale.

La corsa dal veterinario.
Tutto ha avuto inizio nella mattinata del 22 luglio, quando la coppia si è accorta che Dandy non stava bene. Per questo hanno deciso di rivolgersi ad una clinica veterinaria del capoluogo. In quella struttura, raccontano i proprietari, «dove la fiducia e la speranza dovevano essere sacre, si consumò invece l'irreparabile». La coppia, raccontano, viene accolta nella struttura da un veterinario che, solo successivamente, come rivelano gli approfondimenti svolti dai proprietari di Dandy e dai loro legali, si scoprirà non conoscere la farmacologia veterinaria italiana.

Si era iscritto da pochi mesi all'Ordine dei veterinari in Italia dopo un lungo periodo di attività svolta all'estero. Non solo, prosegue il racconto, dopo la denuncia dei proprietari di Dandy, il veterinario si sarebbe reso irreperibile, eleggendo una residenza fittizia (sulla cui regolarità sono in corso accertamenti) in un Comune lontano dall'Alto Adige.

I controlli e la dimissione
Il veterinario, assistito da un'altra persona, che poi risulterà essere anch'egli medico veterinario di recente iscrizione, ha eseguito una radiografia sull'animale, i cui sintomi avevano fin da subito fatto sospettare ai proprietari che i dolori addominali di Dandy fossero causati da una torsione gastrica. In quel frangente, sempre secondo il racconto dei protagonisti, il veterinario e il suo assistente avrebbero chiesto loro, con modi assai bruschi, di entrare nella sala radiografica per assistere il pastore maremmano nonostante il cane fosse immobile e collaborativo. Non solo: ai proprietari di Dandy non sarebbero stati forniti né dispositivi di protezione dai raggi X e nemmeno un preventivo relativo al consenso informato.

Dopo aver consultato la lastra radiografica, il medico si era detto sicuro che non si trattasse di torsione gastrica, escludendo anche altre patologie gravi. A quel punto, il veterinario aveva praticato a Dandy tre iniezioni, senza fornire alcuna spiegazione preventiva ai proprietari. «Ad oggi - spiegano i proprietari di Dandy - non è stato possibile ottenere la copia della radiografia e della cartella clinica né accertare che tipo di farmaco e in quali dosi sia stato iniettato dal veterinario al nostro cane». Nel pomeriggio, il cane viene dimesso: il veterinario consiglia di somministrargli semplicemente olio di oliva. La coppia chiede se non ci siano medicinali per continuare eventualmente una terapia domiciliare, ma il medico si giustifica «dicendo di non conoscere i farmaci veterinari italiani, avendo lavorato per gli ultimi anni all'estero e che pertanto non poteva prescrivere alcun farmaco neppure per continuare la terapia domiciliare, nonostante fosse in servizio di emergenza».

La seconda disperata corsa
La coppia e Dandy tornano in albergo, ma la situazione precipita. Il cane sta sempre peggio, i suoi padroni sono disperati e telefonano alla clinica: il veterinario ammette di non sapere cosa fare e li invita a presentarsi il lunedì successivo. A quel punto, salgono in auto e si precipitano in un'altra clinica veterinaria cittadina. Lì i veterinari capiscono subito che si tratta di una torsione gastrica e sottopongono immediatamente Dandy a un disperato intervento chirurgico per cercare di salvarlo. Tutto inutile, il cane muore. I suoi padroni sono distrutti dal dolore, ma anche increduli e fermamente determinanti a ottenere giustizia. Scatta la denuncia nei confronti dei titolari della prima clinica, del veterinario e del suo collaboratore. Partono segnalazioni anche all'Asl Veterinaria dell'Alto Adige, all'ordine provinciale dei veterinari e alla Polizia municipale di Bolzano.

L'associazione per Dandy
Ma non basta. I proprietari di Dandy vogliono che quanto accaduto a loro non accada ad altri. Nasce così «Al posto tuo!», una associazione dedicata a combattere l'indifferenza e la negligenza, «fondata sul dolore, ma guidata dalla speranza». Una speranza che nessun altro debba mai più soffrire come hanno sofferto loro per la perdita di Dandy. La battaglia è appena iniziata.