CAREZZA. Franzin: via il piccolo, invisibile e amatissimo skilift, dove generazioni di bolzanini e turisti hanno imparato a sciare. Su la nuova funivia ad ammorsamento automatico, da 10 posti a cabina: otto piloni eretti dove prima c'era il bosco, stazione a valle accanto a un monumento naturale tutelato dalla Provincia, stazione a monte alquanto vistosa, ricavata con un impattante sbancamento di prati da sfalcio.

Necessità di modernizzare e aumentare la portata oraria, spiegano gli impiantisti ai villeggianti indignati che chiedono lumi. E che fanno notare come si starebbe tirando troppo la corda: forse sarebbe il caso di frenare…

Le ragioni del sì

Il progetto, sostenuto dalla precedente giunta comunale Dejori a trazione Svp, era stato fermamente osteggiato da Bürgerliste Welschnofen, che da maggio esprime il nuovo sindaco di Nova Levante. Lo skilift era l'ultimo anello debole della stazione sciistica, spiegano gli impiantisti. I punti di forza del nuovo impianto: collegamento comodo e rapido tra est e ovest del comprensorio, consumi minimi, massima efficienza. Sostituendo lo skilift, si offrirà un notevole passo in avanti in termini di accessibilità, in particolare per snowboarder e utenti con mobilità ridotta. Con il nuovo impianto sarà lanciato anche un nuovo tracciato per slittini, che garantirà una nuova attività complementare allo sci e che nei mesi invernali coinvolgerà un pubblico più ampio. «Gli investimenti fatti finora e quelli programmati per il futuro seguono la stessa visione. Vogliamo, infatti, che tutti i nostri utenti possano vivere esperienze sostenibili, autentiche e di altissima qualità in inverno, ma non solo. Proprio per questo abbiamo puntato e continueremo a puntare su piste e impianti tecnologicamente avanzati, accessibili e ben collegati. Attraverso la digitalizzazione, inoltre, i visitatori possono vivere esperienze tagliate su misura». Così Floran Eisath, direttore di Carezza Dolomites, il quale vuole fare del comprensorio «un boutique resort alpino: una località di dimensioni contenute ma di altissimo livello qualitativo». «Carezza è un esempio perfetto dell'importanza degli investimenti nei comprensori sciistici», commenta invece Valeria Ghezzi, presidente di Anef, l'Associazione nazionale esercenti funiviari. «La destinazione turistica, grazie ai recenti investimenti, è stata completamente rinnovata ed è ora competitiva e capace non solo di offrire un'esperienza sciistica di grande livello, ma ha anche gettato le basi per una fruizione più inclusiva e sostenibile anche al di fuori della stagione invernale».

Le ragioni del no

Diametralmente opposta la visione di molti turisti e sciatori, che in queste settimane estive stanno aspramente criticando il cantiere per il nuovo impianto. Sui social alcuni parlano apertamente di «oscenità». Altri sono in contatto con Carezza Dolomites, in chat. Qualche esempio: «Un'ulteriore ovovia che costringe a togliere gli sci, tra l'altro su una pista spesso frequentata da bambini (non così abili a spostare gli sci), per un tratto di collegamento così breve è solo fastidiosa». E ancora: «Capisco che si vogliano ridurre i tempi di risalita e migliorare l'efficienza, ma sinceramente, quando ci si ritrova a dover fare doppia coda per il Coronelle (alla base e a metà, obbligati a scendere e salire sull'altra cabina), il beneficio sfuma. Inoltre, pensando all'impatto paesaggistico, mi viene da chiedermi se avevamo veramente bisogno di un'ulteriore gigante cabinovia che deturpa il paesaggio: uno dei pochissimi skilift rimasti, dopo la chiusura del Rosengarten, potevate anche lasciarlo». Un botta e risposta. Carezza Dolomites ribatte. Spiega di essere in regola, di aver ottenuto tutte le autorizzazioni, ora e in passato, che lo skilift era datato, che l'area della vecchia risalita verrà rinaturalizzata e la pista rimarrà la medesima di prima: «Il nostro impegno resta quello di conciliare infrastrutture moderne e sicurezza con il massimo rispetto per l'ambiente unico in cui ci troviamo».

I turisti, però, non demordono: «Un intento spesso non rispettato», fanno eco. Come nel caso della frana causata dai lavori sotto il Coronelle, per non parlare «del gigantesco impianto di Tires, i cui piloni sono un pugno in un occhio». In generale, «credo si stia trasformando un ambiente delicato come la montagna in un parco giochi fuori misura, lontano dai miei (per carità... molto personali) ideali di montagna». DA.PA