BOLZANO. «Vedo nel mondo tanta solitudine. Smarrimento, sconforto. Sentimenti che provocano aggressività. Non ci sono più le certezze di un tempo: bisognerebbe che tutti trovassimo un punto fermo».  Elio Cirimbelli fa questa premessa per raccontare (per la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne) quarant’anni di esperienza nella mediazione familiare. Ha fondato l’Associazione separati e divorziati (Asdi), di cui oggi è presidente onorario. «Vedo coppie sbranarsi per i soldi. Ma sa che fatica, parlare d’amore?».

“È finita”. Quanto rancore può provocare questa frase?

Partirei dalla statistica. Sono soprattutto le donne a chiedere la separazione. Purtroppo, notiamo che gli uomini fanno una enorme fatica ad accettarlo. Pensano subito: “Ecco, ha un altro”. Ma è un mito da sfatare. Una terza persona, se esiste, è l’ultimo dei motivi. Prima c’è la stanchezza verso comportamenti del marito, una sua difficoltà a staccarsi dalla famiglia d’origine, problemi come la ludopatia o l’alcolismo. Come racconto nel mio libro, anche la malattia può avere un ruolo.

Il rifiuto ferisce l’ego.

Dobbiamo educare i nostri figli a capire che nella vita si può perdere. Anche nel gioco, lo dico da nonno. Li vogliamo primi della classe, chiediamo il massimo. Così, anche una separazione sarà vissuta come un evento drammatico. Invece è un evento critico, e come tale va affrontato. Altrimenti ci si crogiolerà nel ruolo di vittime, il miglior alibi per non guardare noi stessi. Un genitore che riconoscerà le proprie responsabilità sarà un esempio positivo.

Comunque le donne non traducono le sconfitte nell’omicidio.

Certo: mi riferisco ai maschi. Le donne tendono a tenersi dentro la sofferenza per anni. Poi però decidono, come dicevamo prima.

E come fate, voi operatori?

Spieghiamo all’uomo che non è la fine del mondo. Semmai, è la fine di un loro mondo che si sono creati con il loro egoismo. Rispondono: “Ma come, andava tutto bene”. Eh no, risponde la partner: “Io non ne posso più”.

Quando è stato fermato dalla polizia, Filippo Turetta ha detto: “Ho ucciso la mia ragazza”. Ma Giulia Cecchettin era la sua ex. Da credente, che cosa ne pensa?

Il mio primo pensiero? Mi spaventa la fragilità di questi ragazzi. Sentiamo tutti questi dibattiti in televisione, i processi mediatici. Provo tanta tristezza.

I femminicidi esistevano anche prima dei processi mediatici.

Vero, anche trent’anni fa notavo dinamiche di non accettazione e di controllo da parte di alcuni uomini. Cose del tipo: “Siamo sposati, lei potrebbe fare a meno di lavorare”. Con un salto nel tempo arriviamo alla pandemia, anche con situazioni forzate in cui la donna stava a casa a curarsi dei figli, mentre l’uomo poteva uscire e andare al lavoro. Vedo grande sofferenza e smarrimento. S.M.