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BOLZANO. Abbassare gli affitti? Per noi è inaccettabile. Se tocchiamo gli accordi territoriali rischiamo che il privato, scoraggiato, preferisca affitti brevi, turistici, B&B ecc.». Alberto Boscarolli, presidente dell’Associazione proprietà edilizia (Ape), risponde così a Maurizio Surian, presidente del Centro casa di via Torino, che ha proposto di rimodulare i canoni al ribasso. «Non è possibile - dice Surian - sborsare 750/ 900 euro al mese per 45/50 metri o più di mille per 70. Come non è possibile pagare più di mille euro per vivere in 70 metri, perché questa è la realtà con la quale ci confrontiamo tutti i giorni».
La richiesta è di prendere in mano i valori degli accordi territoriali e limarli al ribasso. Per Boscarolli non se ne parla. «La soluzione non è quella di imporre al mercato la riduzione dei canoni, che tra il resto non rientra tra le nostre competenze, perché si rischia l’effetto opposto. Le strade da percorrere sono altre. Vanno dagli incentivi fiscali - perché, ad esempio, non si abbatte l’Imi per i nuovi contratti, magari per immobili già locati con contratti brevi o simili situazioni - alle tutele/garanzie per la morosità e per i danni all’immobile, allo sviluppo dell’edilizia pubblica». Il rischio che il privato scelga altre locazioni Il presidente ribadisce una posizione che, dice, è sempre stata netta e chiara.
«Non possiamo ridurre i canoni, mettendo mano agli accordi territoriali, intervento che tra l’altro non farebbe altro che scoraggiare i privati dalla locazione abitativa “ordinaria”, ossia di medio/lungo termine, indirizzandoli, su altre forme di rendita da locazione. Penso ai contratti liberi (senza limite di canone) o anche quelle forme che molti, compreso il Centro casa (ma con molte perplessità da parte nostra), osteggiano, ritenendole la causa principale della carenza di alloggi da affittare a lungo termine. Mi riferisco agli affitti brevi, turistici, B&B ecc. Tipologie analoghe, spesso più remunerative e per certi versi meno problematiche (vedi temi come morosità e danni alla riconsegna dell’immobile), o, nella peggiore delle ipotesi, sulla locazione irregolare». Quindi in nero. Per il Centro casa però occorre agire. Perché Bolzano compare al terzo posto nella classifica sul caro-alloggi della Uil dopo Milano e Roma.
E se in Italia il canone medio incide solo per il 17,7% nel bilancio delle famiglie, nel capoluogo l’affitto si mangia il 43% del budget familiare. Chi acquista a caro prezzo non ci può rimettere Ma Boscarolli spiega che l’affitto - «come ha correttamente ricordato lo stesso Surian» - definito sulla base degli accordi territoriali tra un minimo ed un massimo – è poi rimesso alla contrattazione tra le parti ed alle “leggi di mercato”. «E se a Bolzano i prezzi per l’acquisto di un immobile sono “alle stelle” - lo stesso Centro casa ci ricorda che in città, in zona non di pregio, un alloggio nuovo costa tra i 4.500/4.600 ed i 5 mila euro al metro, pari talvolta al doppio dei prezzi di altre città, anche vicine (ad esempio, Trento) - non ci si può sorprendere poi se gli affitti siano allineati ai prezzi di compravendita. La locazione privata deve pur sempre essere remunerativa, a fronte del capitale investito, diversamente, nessuno comprerebbe per affittare».
Ma per Surian è «sempre più difficile per una famiglia acquistare casa o trovarla in affitto: occorrono mutui a 40 anni, referenze e doppio stipendio. Dobbiamo provare a fare qualcosa. Ci siamo incontrati con l’Associazione proprietà edilizia ma non ci stanno a sentire». «La nostra associazione - chiude Boscarolli - respinge fermamente l’affermazione per cui non saremmo stati a sentire le ragioni ed istanze degli inquilini, in quanto, al contrario, ci siamo sempre resi disponibili all’incontro ed al dialogo, basti considerare la nostra partecipazione ai numerosi tavoli di incontro anche con le altre associazioni di categoria, in almeno una decina di occasioni. Occasioni nelle quali abbiamo indicato, con argomentazioni motivate ed esaustive, quelle che secondo noi sono le strade percorribili per far fronte alla “crisi abitativa”, ben lontane dalla riduzione d’ufficio dei canoni locativi»


