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BOLZANO. La giustizia sta in mezzo al guado. E il guado è una riforma in atto e un referendum che ci si confronterà. Quello che scorre è dunque un tempo di divisioni o, alla meglio, di riflessioni: tra la politica e i giudici, tra i magistrati al loro interno e tra l'altro corteo della questione, le Camere penali e dunque gli avvocati.
Cuno Tarfusser non è solo un osservatore. Giudice per un decennio della Corte penale internazionale, di cui è stato alla fine anche vicepresidente, capo della Procura a Bolzano tra Mani pulite, le grandi inchieste sul "mostro di Merano", il caso Bergamo e il caso Waldner, si è esposto anche sul delitto di Erba. In prima persona. Ora sulla riforma Nordio.
Molti magistrati sono contrari alla separazione, lei?
No, non sono contrario alla separazione delle carriere. Credo però che questa non sia una priorità per una giustizia che ha mille altri, e molto più urgenti, problemi che nessuno sembra voler affrontare e che questa riforma, varata esclusivamente per ragioni politiche e di principio, nemmeno sfiora. In altre e più chiare parole: il cittadino utente della giustizia non avrà nessun beneficio.
Ha mai partecipato a scioperi di protesta o a iniziative pubbliche in proposito del Csm?
No, ho sempre considerato la protesta di un potere dello Stato contro un altro potere dello Stato un atto eversivo. A maggior ragione, se questa protesta è fatta per ragioni politiche come lo sono tutte le proteste indette dall'associazione nazionale magistrati cui, e lo dico con orgoglio, non ho mai aderito.
Perché l'Avvocatura è entusiasta della riforma Nordio?
Beata l'Avvocatura mi viene da dire. Peraltro solo quella Avvocatura, largamente minoritaria, che si occupa del penale. Gli avvocati civilisti, infatti, non sono toccati da questa riforma. Sono sicuro che anche gli avvocati si accorgeranno ben presto che il loro entusiasmo è del tutto ingiustificato. Infatti, se dovesse vincere il no, e la riforma verrà bocciata, il potere giudiziario formato dalle quattro "correnti" politiche, la valuterà come una propria vittoria, una sorta di investitura popolare, che avrà come conseguenza l'aumento esponenziale dell'arroganza e dell'autoreferenzialità della "correntocrazia". Sarà anche la fine per decenni di ogni riforma della giustizia degna di questo nome. Se invece vincerà il sì, il potere giudiziario non mancherà di partecipare molto attivamente alla stesura delle leggi di attuazione della riforma (di cui stranamente nessuno parla) per minimizzarne gli effetti negativi. Quindi, qualunque sia l'esito del referendum, questa riforma sarà una vittoria di Pirro per l'Avvocatura e un grave danno per i cittadini.
Perché definisce Gattopardo in salsa veneta questa iniziativa ministeriale e del governo?
Semplice, perché Nordio è veneto e, come il Tancredi nel Gattopardo, con questa riforma proclama di cambiare tutto per non cambiare nulla. Il "cambiare tutto" consiste nella triplicazione delle istituzioni e quindi delle sedi, degli incarichi di potere, degli apparati burocratici, delle risorse necessarie e dei costi. Infatti, da un moloch politico-burocratico, dominato dalle "correnti", qual è il Csm, ne crea tre, due Csm e una Corte disciplinare le cui regole verranno scritte solo in un secondo tempo. Il "cambiare nulla" sta nella certezza che questa riforma non migliora, né l'organizzazione giudiziaria, né il processo e quindi nessun processo durerà anche solo un giorno in meno, le persone finiranno in galera con la medesima superficialità di sempre e le nefaste "correnti" continueranno a dominare la magistratura che continuerà a mettere magistrati inadeguati e incapaci, ma fedeli, nei gangli vitali del potere politico-giudiziario.
Alcuni citano la degenerazione correntizia come uno dei motivi della riforma.
La degenerazione correntizia è sotto gli occhi di tutti e non è certo questa riforma capace di combatterla. Da tempo sostengo che l'unico modo per farlo è togliere alle "correnti" il potere assoluto di cui godono. Come? Semplice, con la riduzione della rappresentanza dei magistrati nel Csm dagli attuali 2/3 a 1/3. Solo così perderebbero il loro potere assoluto nel Consiglio e le correnti, da consorterie politiche quali oggi sono, ritornerebbero a ciò che erano quando, negli anni '60 e '70 del secolo scorso, si sono costituite: dei think tank, dei luoghi di discussione e di confronto, non delle consorterie politiche.
Quali ritiene possano essere gli effetti per magistrati, procuratori e avvocati?
Una pessima riforma può avere solo pessimi effetti, con buona pace per i cittadini che da decenni chiedono una giustizia più efficace, accessibile e più vicina agli utenti. Ammetto che non ho ancora capito se la politica è ignorante, incapace o in malafede. Temo che sia una miscela esplosiva di tutte e tre queste componenti.
Moltissime democrazie europee e nordamericane hanno da tempo la separazione delle carriere, la ritengono un giusto equilibrio tra accusa e difesa. Perché in Italia no?
In tutte le democrazie cui si fa riferimento, la separazione delle carriere è disciplinata in modo diverso e quindi non è possibile fare confronti. Ritengo però che in un Paese in cui tutti i giuristi, dai magistrati agli avvocati, dai notai agli studenti di giurisprudenza, usano ancora codici firmati dal Re e da Mussolini, molto più importante sarebbe una riforma repubblicana, globale e omogenea, del sistema giudiziario.
Ha un'idea di come possa dipanarsi la campagna referendaria e lo stesso referendum?
La campagna referendaria sui social è già avviata. Più che una campagna di informazione, sarà uno scontro tra tifoserie, per lo più ignoranti, aizzate dagli uni che affermano che la riforma viola i diritti dei cittadini e dagli altri che affermano che i cittadini saranno più garantiti. La verità è che in gioco sono unicamente gli equilibri tra i poteri e che dei diritti dei cittadini non si interessano, né gli uni, né gli altri. Per quanto mi riguarda, devo dire che ad oggi non so cosa farò, se andrò a votare e, se ci andrò, cosa voterò.


