PHOTO
BOLZANO. Sala Europa gremita, ieri sera - 19 novembre 2025, in via del Ronco, per il convegno “La casa che non c’è”, con il patrocinio di Anaci. Un appuntamento denso di dati e confronti che ha riunito amministratori, tecnici, costruttori, rappresentanti di categoria e consiglieri comunali, tutti attorno a un tema che in Alto Adige è ormai questione economica, sociale e demografica: l’assenza di alloggi a prezzi sostenibili.
Florio ha delineato i numeri più aggiornati: Bolzano è la seconda città più cara d’Italia con 4.500 euro/mq, mentre Trento si ferma a 3.550. A Bolzano, il valore medio era 3.600 euro cinque anni fa e 3.200 dieci anni fa: il boom si concentra nell’ultimo quinquennio. Nel 2024 l’Agenzia delle Entrate registra 100.500 compravendite in provincia, con 3.000 euro/mq medi che diventano 4.100 nel territorio comunale. In città, Gries resta l’area più costosa (5.700 euro/mq), mentre i Piani sono la zona più accessibile (2.900–3.000). Un quadro che pesa su famiglie, giovani, imprese e lavoratori in arrivo da fuori provincia.
L’ex presidente Luis Durnwalder ha richiamato la necessità di coraggio politico e decisioni rapide: recuperare terreni pubblici e aree della Chiesa, valutare un nuovo ente pubblico per l’acquisto dei terreni, anche tramite permute, e intervenire sui circa 600 alloggi Ipes attualmente vuoti. Al centro della sua proposta, l’idea che nessuno debba spendere più del 30% del proprio reddito per la casa e la richiesta di una drastica semplificazione amministrativa.
Il costruttore Luca Gazzini ha insistito sul costo dei terreni, definito “esorbitante”, a cui si aggiunge il +30% dei costi di costruzione post-pandemia. Secondo lui, l’Areale ferroviario non potrà calmierare i prezzi: solo lo spostamento dei binari supera i 400 milioni e l’area richiederà interventi complessi, incluse probabili bonifiche.
Il capogruppo civico Gabriele Repetto ha citato le stime di Confindustria (3.000–4.000 alloggi necessari) e gli interventi in corso: ex Caserma Gorio (200 alloggi), nuovi edifici in via Similaun e via Resia, studentati in piazza Adriano e piazza Vittoria, oltre ai 92 appartamenti comunali in ristrutturazione e ai 400 alloggi Ipes inutilizzati, metà dei quali recuperabili per il ceto medio. Valutazione positiva anche sul progetto Pineta di Laives dei Gazzini.
Dal fronte di Forza Italia, il consigliere Davide Mahmudy ha ricordato i valori reali del mercato: dai 5.000 ai 12.000 euro/mq nel WaltherPark. Sull’offerta: “Non possiamo attendere l’Areale o le caserme Huber, servono interventi subito, anche nel cuneo verde”. Giudizio favorevole sul progetto Renneria di Pineta e contrarietà ad aree residenziali in Zona Industriale.
Il consigliere PD Stefano Fattor ha ricostruito la densità urbana: Bolzano è la terza città più densa d’Europa con 102.000 abitanti su 780 ettari, circondata da 1.200 ettari di verde agricolo abitato da appena 4.000 persone. Servirebbero almeno 50 ettari da sbloccare per nuove case, servizi, strade e spazi pubblici. Gli alloggi sfitti? “Solo il 5% è fisiologico e un centinaio risultano realmente non utilizzati”. Anche da lui un plauso al progetto di Pineta e una critica allo stallo urbanistico.
La direttrice Lorena Palanga (CNA) ha portato la voce delle imprese: nei prossimi 15 anni la provincia perderà 70.000 lavoratori per pensionamenti. Se gli alloggi resteranno troppo costosi, sarà impossibile attrarre forza lavoro. Richiesta una normativa specifica per Bolzano, un ampliamento da 12 a 36 mesi degli alloggi temporanei per i lavoratori e una riflessione sugli espropri in un contesto di successioni difficili e meleti poco redditizi.
In chiusura, Marco Lombardozzi, vicepresidente nazionale e presidente regionale ANACI, ha evidenziato tre criticità degli affitti: morosità, danni agli appartamenti e peso dell’Imu, in alcuni casi pari a una mensilità. Ha giudicato utile il progetto di un Fondo provinciale per tutelare i proprietari e chiesto una forte defiscalizzazione. Sui B&B ha osservato che le nuove regole hanno già ridimensionato il fenomeno. Preoccupazione per il ceto medio, “schiacciato” tra costi e mancanza di sostegni.



