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BOLZANO. L'Anpi Alto Adige ad un secolo dalla fine della Grande Guerra sottolinea l'importanza della memoria storica nel segno della pace e convivenza. «Un secolo fa, il 4 novembre ebbe termine la Grande Guerra. I tanti lutti, i tanti sacrifici e le tante tragedie che essa comportò non portarono ad alcuna vittoria e non risolsero alcun problema. Posero, anzi, le basi per nuovi odi, nazionalismi, razzismi, guerre e per l'affermarsi di sanguinarie dittature. Ricorrono quest'anno anche il 70° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo e della promulgazione della Carta Costituzionale nata da quella Resistenza antifascista e antinazista che seppe restituire piena libertà e dignità al Paese. Nella giornata dedicata all'Unità Nazionale e alle Forze Armate sia centrale una completa e non strumentale Memoria Storica nel segno della pace e della convivenza, attiva nel rifiuto del pericoloso rinascere di nuovi nazionalismi, fascismi e razzismi, rivolta in particolare alle nuove generazioni. In questo senso, nella nostra terra, è necessario valorizzare le iniziative di dialogo che negli scorsi anni hanno consentito di superare antichi conflitti e contrapposizioni», così l'Anpi in una nota.
«È giusto ed opportuno proseguire su quella strada - continua l'Anpi - rifiutando atti provocatori e unilaterali finalizzati a costruire nuove tensioni e a riproporre simboli e odi del passato. È anche necessario ridare dignità e ricordare degnamente anche tutti coloro che, rifiutando la logica di quella che giustamente Papa Benedetto XV° definì "inutile strage", decisero di disertare, spiegando, inoltre, alle giovani generazioni le lacrime e il sangue di cui sono responsabili personaggi storici a cui nel passato sono state intitolati vie luoghi della città», conclude l'Anpi.


