Il 3 luglio, la guida alpina di Brunico Kurt Walde ha scoperto, sotto la Cima di Conturines e sopra la già nota Grotta di Conturines, un'altra grotta contenente un numero molto elevato di scheletri fossili del cosiddetto orso delle caverne (Ursus spelaeus o Ursus ladinicus).

La particolarità di questa nuova scoperta paleontologica è il ritrovamento di un gran numero di scheletri quasi completi dell'orso delle caverne, il che arricchirà in modo significativo le ricerche internazionali su questa specie. "La scoperta della nuova grotta Conturines rappresenta un ritrovamento straordinario di rilevanza storico-culturale”.

“Si tratta di un patrimonio di enorme valore per la val Badia, per la nostra provincia e per l'intera comunità internazionale della ricerca", commenta l'assessore provinciale e vice presidente della Provincia Daniel Alfreider. "Ora è fondamentale mettere in sicurezza il sito in modo adeguato, affinché le esperte e gli esperti possano svolgere il proprio lavoro nelle migliori condizioni possibili.

L'obiettivo è rendere successivamente accessibili al pubblico anche le conoscenze che emergeranno da queste ricerche". "A seguito di questo importante ritrovamento di grande rilevanza scientifica, nell'ottica della tutela dei beni culturali si tratta ora di definire un progetto di ricerca all'altezza della grande responsabilità che questa sensazionale scoperta paleontologica comporta", afferma la soprintendente provinciale ai Beni culturali Karin Dalla Torre.
 

Scheletri fossili di orsi delle caverne sotto la Cima di Conturines, in val Badia


Il sito si trova nel Parco Naturale Fanes-Senes-Braies, nei comuni di Marebbe e Badia. L'ingresso si trova a circa 2800 metri di quota e la grotta, situata in un terreno esposto, si estende per una lunghezza di 170 metri. Già il 23 settembre 1987 Willy Costamoling aveva scoperto nella prima grotta di Conturines reperti paleontologici dell'orso delle caverne risalenti a circa 50.000 anni fa.

Da allora, i risultati della serie di scavi condotti a partire dal 1988 sotto la direzione del paleontologo viennese Gernot Rabeder, in collaborazione con la Soprintendenza provinciale ai Beni culturali, sono oggetto di studio.