La polemica

Coltelli vietati, Schützen altoatesini contro il decreto

Il Südtiroler Schützenbund critica il decreto sicurezza che vieta alcuni coltelli pieghevoli. Secondo il comandante Christoph Schmid la norma rischia di colpire anche oggetti legati al costume tradizionale e alla cultura locale



BOLZANO. Il Südtiroler Schützenbund attacca il nuovo decreto sicurezza dello Stato che introduce il divieto per alcuni coltelli pieghevoli con lama superiore ai cinque centimetri e meccanismo di blocco. L’associazione parla di una misura che rischia di colpire anche oggetti legati alla tradizione e alla vita quotidiana.

«Per noi Schützen è chiaro: chi mette indiscriminatamente sotto sospetto oggetti di uso quotidiano e della tradizione reagisce in modo del tutto esagerato», afferma il comandante provinciale Christoph Schmid. «Molti Schützen portano con il costume tradizionale il cosiddetto Trachtenbesteck, cioè coltello e forchetta nella lederhosen. Non si tratta di armi, ma di elementi di una cultura e di un’usanza tramandata».

Secondo il Südtiroler Schützenbund, la norma non distinguerebbe tra oggetti pericolosi e strumenti innocui, finendo per coinvolgere cittadini rispettosi della legge, escursionisti, cacciatori e portatori di tradizioni locali. «È uno scandalo se lo Stato non è più in grado, o non vuole più, distinguere tra oggetti pericolosi e innocui strumenti di uso quotidiano», prosegue Christoph Schmid.

Il comandante critica anche l’impostazione generale del provvedimento. «Chi pensa di creare sicurezza con divieti generalizzati non affronta le cause reali della violenza, ma finisce per vessare la propria popolazione. Questo tipo di legislazione è lontano dalla realtà ed è un affronto alle tradizioni del Tirolo», afferma Christoph Schmid.

Il Südtiroler Schützenbund invita la politica altoatesina a intervenire per eliminare il passaggio contestato del decreto. «La nostra tradizione non rappresenta un rischio per la sicurezza – conclude Christoph Schmid – e il nostro Trachtenbesteck non può diventare una questione per un pubblico ministero».













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