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BOLZANO. Superare paure, pregiudizi e discriminazioni, creando spazi in cui le persone possano sentirsi accolte senza dover scegliere tra il proprio orientamento sessuale e la fede. È il messaggio lanciato dal gruppo di lavoro diocesano «fede & queer» in occasione del Coming Out Day dell'11 ottobre, una ricorrenza che diventa anche un'opportunità per riflettere sulle difficoltà vissute dalle persone queer all'interno della Chiesa e della società.
Al centro dell'iniziativa c'è il progetto «Sempre qui - Storia queer dell'Alto Adige», ideato dalla regista Martine De Biasi e dalla cooperativa sociale Eklektika. Un percorso che dà voce alle storie personali delle persone queer altoatesine, mettendo in luce il rapporto tra identità, contesto sociale e ambiente ecclesiale. Tra i protagonisti figura anche Toni Pramstaller, membro del gruppo diocesano, che ha scelto di condividere la propria esperienza.
«Per le persone credenti, fare coming out può rappresentare una sfida particolare», sottolinea il gruppo di lavoro. «Quando il proprio orientamento sessuale viene associato a concetti di colpa e peccato, può nascere un profondo conflitto interiore». Una condizione che può diventare ancora più difficile quando la Chiesa occupa un posto importante nella vita privata, professionale o nelle attività di volontariato. Da qui l'invito a «superare paure e pregiudizi, creando spazi in cui le persone vengano accolte insieme alla loro storia personale e alla loro fede».
Il coming out, ricordano i promotori, non riguarda soltanto chi decide di raccontare apertamente il proprio orientamento sessuale, ma coinvolge spesso anche familiari e persone vicine. Per questo il gruppo «fede & queer» ribadisce il proprio impegno a favorire il dialogo, l'ascolto reciproco e il rispetto delle diverse esperienze di vita, con l'obiettivo di rendere più visibili le persone queer nella Chiesa e nella società e contribuire ad abbattere discriminazioni e pregiudizi.



