BOLZANO. Il video pubblicato su Instagram da "Junge Aktiv", entità nuova dell'estrema destra altoatesina, ha suscitato sì l'interesse della Digos, che ha avviato gli accertamenti del caso ipotizzando il reato di apologia del fascismo, ma ha anche generato molte reazioni. Non tutte contrarie.
Il consigliere provinciale Jürgen Wirth Anderlan, che risulta tra i follower di Junge Aktiv, difende i ragazzi autori del video. «Dov'è il reato nel fare ginnastica all'aperto o leggere libri? - si chiede, polemico - Capisco che i passamontagna facciano un po' paura, ma ricordo che fino al 2022 chi non si copriva il volto era considerato di estrema destra, ora la stessa cosa accade a chi se lo copre». A chi gli fa notare l'adesivo di stampo neonazista ben visibile nel video, Anderlan risponde senza esitazioni: «Beh - ribatte - anch'io sono di estrema destra semplicemente perché voglio proteggere la mia terra, la mia lingua e la mia cultura!».
Di avviso completamente opposto lo storico Leopold Steurer, che inserisce il ritorno di questi gruppi nell'attuale quadro politico europeo e mondiale. «L'estrema destra altoatesina - tuona - rispolvera il vecchio Vangelo che tanta fortuna ha avuto in passato. D'altra parte, alle ultime provinciali, molti sono stati gli esponenti di destra, sia tedesca che italiana, ad essere eletti. Oltre ad Anderlan, in consiglio c'è un vero plotone di Schützen».
Qual è il profilo dei ragazzi che prendono queste posizioni? «Si tratta di giovanissimi, tra i 15 e i 20 anni, con una bassa scolarizzazione. Hanno frequentato le medie o le professionali, vivono nelle vallate, non hanno contatti con il resto del mondo e disprezzano le città che, a loro giudizio, sono invase da stranieri. Si sentono in un forte blindato e minacciati dal mondo. Della destra prendono gli slogan, i gesti e certi comportamenti, ma ignorano tutto il resto. Per questo - conclude Steurer - credo che "il sapere" possa rappresentare un antidoto a questo fenomeno, perché consente alle persone di pensare con la propria testa».
Netta è stata la protesta arrivata ieri dall'Anpi: «Siamo di fronte a tentativi espliciti di alimentare odio, paura e tensioni sociali per condizionare la società in direzione di obiettivi dichiaratamente xenofobi e razzisti. Le risposte delle istituzioni, della politica, della stessa società civile non possono limitarsi alle sole retoriche condanne di circostanza. Devono essere denunciate, isolate e messe in condizione di non nuocere tutte le troppe connivenze e le indifferenze». Ancora l'Anpi: «Re-migrazione, deportazione, sostituzione etnica, riscrittura ideologica e uso politico della storia, razzismo, xenofobia, odio e discriminazioni di genere, criminalizzazione della solidarietà: sono i fili conduttori di un'offensiva ideologica generalizzata che mira a mettere in discussione i capisaldi dello Stato di diritto e della stessa convivenza civile».

