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BOLZANO. Le indennità dei consiglieri e i vitalizi saranno aumentati nel momento e nella misura in cui scatterà l’aumento per i dipendenti della Regione. Il via libera è arrivato ieri dopo una giornata infuocata nel consiglio regionale. La trattativa si è aperta con il confronto tra capigruppo e sindacati, poi una serie di riunioni che hanno rallentato i lavori all’ordine del giorno. E infine il voto su un disegno di legge scritto sulla base della proposta dei sindacati, ma che alla fine se ne allontana.
Se ieri la maggioranza non avesse votato il proprio disegno di legge, con il primo gennaio 2024 sarebbe scattato un aumento intorno al 13% legato all’inflazione. La proposta di riforma del presidente del consiglio regionale Josef Noggler (Svp) era naufragata settimane fa: la Lega trentina era incerta sulla necessità di bloccare l’automatismo durante la legislatura in corso. La riforma approvata ieri, con votazione finale che è prevista in giugno, porta la firma dell’assessore trentino Mirko Bisesti (Lega).
Di prima mattina in Consiglio Alle 8.30, Cgil, Cisl, Uil altoatesine e trentine e Asgb presentano la proposta di prevedere per le indennità la rivalutazione quinquennale dei trattamenti economici, assumendo come limite massimo la percentuale degli adeguamenti per la parte economica del rinnovo del contratto collettivo provinciale di autonomie, scuola e sanità. Vogliono agganciare l’aumento a una spinta a rinnovare il contratto di oltre 20mila persone (anziché dei circa 400 dipendenti della Regione). I confederali sottolineano l’assenza di Lega e Fratelli d’Italia all’incontro e invocano «una soluzione equa e condivisa». Chiedono «una proposta di legge che non ampli pericolosamente il divario tra rappresentanti politici e cittadini».
Riccardo Dello Sbarba (Verdi), Maria Elisabeth Rieder (TeamK) e Filippo Degasperi (Onda) non ritireranno i loro disegni di legge finché non sarà accertata la volontà di abolire l’automatismo.
Due idee opposte
La trattazione del rendiconto del Consiglio viene interrotta da una fitta serie di riunioni. «Non possiamo intestarci privilegi, l’aumento va fermato», così l’Obmann della Svp Philipp Achammer. La maggioranza produce due variazioni alla proposta dei sindacati, cioè che l’aumento sia applicato in concomitanza con quello dei dipendenti regionali – il prossimo dovrebbe essere nel 2026 – e, su proposta della capogruppo della Lega Rita Mattei, che la norma si applichi anche ai vitalizi. Le minoranze convergono su un subemendamento all’iniziativa del TeamK che abroga l’aumento dalla prossima legislatura congelando gli stipendi al livello odierno.
Riccardo Dello Sbarba (Verdi) sintetizza: «Questa legge è una storia di errori. Sarebbe assurdo applicare a uno stipendio da 10mila euro lo stesso meccanismo contrattuale di chi guadagna 1.800 euro al mese». «Intanto aboliamo l’automatismo, poi avremo il tempo di pensare a una riforma vera e propria», chiede Paul Köllensperger (TeamK).
L’emendamento «canguro»
Nel pomeriggio, Degasperi capisce che la maggioranza punta a emendare il suo disegno di legge, il più stringato. Lo ritira. A questo punto, Bisesti dice di voler «fare proprio» il dispositivo che era di Degasperi. Così può lanciare la proposta della maggioranza con procedura abbreviata. «La richiesta dei sindacati era diversa e migliore. Così, temo brutte sorprese fra tre anni, quando sarà rinnovato il contratto dei regionali», dice Köllensperger, «Forse lo stesso timore serpeggia nella maggioranza, che ha chiesto il voto segreto». TeamK e Verdi hanno deciso di non partecipare al voto. Dello Sbarba: «Con l’aggancio al contratto dei regionali si rischia di dividere il mondo del lavoro. E per loro la percentuale di aumento si applica solo a una parte della retribuzione, mentre per i consiglieri si applicherebbe al totale».


