BOLZANO. L'accesso gratuito ai contraccettivi è una scelta di civiltà anche educativa o una scorciatoia per invece porre lo strumento "in sé" davanti all'educazione affettiva? È una domanda che ha attraversato subito il dibattito, non solo politico, successivo alla decisione della giunta provinciale, su sollecitazione dell'assessore Hubert Messner, di garantire contraccettivi gratuiti per i giovani tra 14 e i 25 anni.

Dalla pillola ai preservativi, ovviamente con prescrizione medica dove è previsto. «Ma se l'educazione si riduce all'accesso ai contraccettivi, il rischio è trasmettere un messaggio implicito: che il problema non sia il modo di vivere la sessualità ma solo come evitarne le conseguenze» interviene criticamente padre Davide Traina, il parroco di Cristo Re. «Mi chiedo se ci stiamo limitando a fornire oggetti tecnici o se stiamo davvero educando. La sessualità - obietta - non è solo un fatto biologico o sanitario ma coinvolge la persona nella sua totalità, nell'affettività, nella libertà e nella responsabilità».

Poi il parroco va oltre, invitando a riflettere intorno ad una visione più ampia della questione: «Stiamo così rinunciando ad una parola decisiva e controcorrente: castità. Ovviamente intesa non come repressione, ma educazione all'amore autentico, alla libertà interiore e alla responsabilità del dono di sé». Con una domanda finale: «Vogliamo formare consumatori di relazioni o persone capaci di amare?». Visto che i giovani non hanno bisogno solo di protezione, ma di essere accompagnati nelle scoperte. Con una sfida: «Tornare a parlare di educazione all'amore».

Il tema sul fronte laico è preso in mano, tra l'altro, dai Verdi. I quali annunciano di voler presentare in consiglio provinciale una mozione che chiede di garantire a tutte le scuole dell'Alto Adige l'educazione sessuale e affettiva. «Ma strutturata, continuativa e qualificata», spiega la capogruppo Brigitte Foppa, prima firmataria con i colleghi Madeleine Rohrer e Zeno Oberkofler. Chiarendo che questo percorso non avrebbe a che fare con l'ideologia, ma sarebbe dedicato a fornire strumenti più efficaci per prevenire violenze e discriminazioni. Questa spinta, per i Verdi, è sollecitata anche da una ulteriore elemento: «L'educazione sessuale pare di nuovo fortemente limitata o messa al bando da questo governo - polemizzano i Verdi - atto che farebbe tornare nel passato».

Da Brigitte Foppa la sfida alla Provincia: «Utilizzino davvero l'autonomia: sull'educazione sessuale nelle scuole diano un segnale in controtendenza rispetto alle restrizioni del governo Meloni. E ribadiscono: «L'educazione sessuale e affettiva non c'entra con un'ideologia, ma è uno degli strumenti più efficaci per prevenire violenza, abusi e discriminazioni. Rinunciare a questa formazione significa privare ragazze e ragazzi di strumenti fondamentali per comprendere sé stessi, rispettare gli altri, riconoscere situazioni problematiche e potenzialmente pericolose, oltre a costruire relazioni sane». P.CA.