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BOLZANO. «Abbiamo formato i primi tre gruppi di volontari - una trentina in tutto - che saranno operativi, all'inizio, in tre zone della città: Gries, Don Bosco, Casanova. E individuato i tre coordinatori. A breve inizia la formazione e poi, nel mese di aprile, si parte». Così Sabrina Michielli, la dirigente comunale che dall'inizio sta seguendo il progetto denominato "Controllo di vicinato", al termine dell'incontro dell'altra sera al Teatro Cristallo. Presenti una settantina di bolzanini che hanno dato la disponibilità a partecipare al progetto.
Si parte con i primi tre gruppi, ma l'obiettivo dell'amministrazione è estendere l'iniziativa a tutti i quartieri, come promesso dallo schieramento di centrodestra in campagna elettorale.
«Subito dopo Pasqua - dice il comandante della Polizia municipale Fabrizio Piras - si parte con la formazione che verrà effettuata assieme alle altre forze dell'ordine e coordinata dal Commissariato del governo. Le segnalazioni di eventuali criticità andranno fatte al coordinatore che a sua volta si interfaccerà con noi attraverso un numero e una email dedicate».
Le zone dove ci sarà il Controllato di vicinato verranno segnalate da appositi cartelli: «Ma non avranno - anticipa il sindaco Claudio Corrarati - i colori giallo e nero che indicano situazioni di pericolo. Adotteremo l'immagine usata in questi mesi per pubblicizzare l'iniziativa: più mani assieme come simbolo di una città solidale. I volontari non saranno né spioni né guardoni, ma persone che hanno a cuore il bene della città e di coloro che ci abitano. Questa è la Bolzano che vogliamo; ce lo chiedono i cittadini».
La parte dedicata alla formazione servirà anche a chiarire ai volontari quali sono ambiti e limiti delle "segnalazione" (mai intervento diretto): danneggiamenti, imbrattamenti, atti di vandalismo, ma anche casi di persone in difficoltà che richiedono l'intervento dei servizi sociali. Situazioni sempre più frequenti, visto il rapido innalzamento dell'età e l'aumento di coloro che vivono soli.
Il Comune di Bolzano si è ispirato al modello introdotto una decina di anni fa a Parma: «Abbiamo avuto diverse video conferenze con i referenti del progetto della città emiliana - spiega Michielli - per cercare di adottare le buone pratiche. Da loro i volontari sono circa 3 mila. All'inizio però anche lì si è partiti con poche decine di persone. Oggi sono soddisfatti dei risultati ottenuti».


