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BOLZANO. Si sono chiusi venerdì a mezzanotte i termini per la presentazione delle domande del primo bando Ipes. Se la risposta sarà positiva, tra dicembre e la prossima primavera arriverà la conferma di assegnazione. «Siamo subissati di richieste di assistenza», fanno sapere dal Centro casa. Nei primi otto mesi del 2024 ne sono state raccolte 513, di cui il 9% non è stato preso in carico perché eccedevano il limite Durp (cioè di reddito, patrimonio immobiliare e depositi bancari), il 14% perché non avevano allegata la dichiarazione di appartenenza linguistica, il 17% per mancanza dei cinque anni di residenza in Alto Adige, il 5% per documentazione insufficiente.
Ciò che preoccupa è quel 9%, che include anche richieste di chi non ne avrebbe bisogno. Sono in aumento, dice il Centro casa. «Temono di essere sfrattati dai privati», denunciano il presidente Maurizio Surian e Primo Schönsberg. A mano a mano che scadono i contratti, gli affitti salgono. E magari i proprietari hanno figli in cerca di una casa o accarezzano l'idea di affittare a turisti. La conseguenza è la corsa all'alloggio Ipes: l'ultima rilevazione del sindacato degli inquilini fotografa un aumento del 62% nel 2023 sul 2022.
«A questo punto - rivendica Surian - chiediamo al Comune e alla Provincia di istituire gli stati generali permanenti dell'abitare, con tutte le parti in causa, per risolvere il problema».
Tensioni, aree e stranieri
Dal loro osservatorio in via Torino, gli operatori del Centro casa hanno assistito a una crescita esponenziale della domanda. Talvolta il clima è teso: in assenza dei requisiti la richiesta viene accantonata, per non ingolfare gli uffici dell'Ipes. Con frustrazione di chi magari ha trascorso le notti chino su quell'articolato di 18 pagine cui va allegata una mole di documenti. «Visti i costi delle case, la gente continua a cercare l'alloggio pubblico. E una volta che la torre di Druso Est sarà affittata, l'assenza di aree si farà sentire», avverte Surian. Ex Bagni di Zolfo, via Aslago e via Castel Flavon sarebbero le sole disponibili. Ma l'Ipes non è in grado di progettare oltre il programma di costruzione già approvato. Schönsberg registra «la presenza costante di nuclei familiari di nuove comunità, che si scontrano con il requisito dei cinque anni di residenza». Segnala: «Hanno anche quattro-cinque figli. Ma non ci sono sufficienti alloggi ampi. Discutiamo di denatalità senza attenzione a culture familiari diverse da quella italiana o sudtirolese». Schönsberg è stato vicepresidente dell'Ipes. Con l'allora presidente Schweigkofler e con il cda ottenne che le domande avessero valenza triennale. «Ma la riforma del 2022 - dice - ha tolto il punteggio per sovraffollamento, penalizzando le famiglie più numerose. C'è anche il tema dei padri separati che non si vedono riconosciuti spazi per l'affido congiunto dei figli». Surian rimarca le pressioni del Centro casa per fare tornare disponibili in tempi rapidi gli alloggi vuoti. «L'Istituto si sta impegnando molto per riassegnarli», così Schönsberg.
Successioni e gruppi etnici
«Tra i problemi più sentiti abbiamo la successione nel contratto», prosegue Surian, «Magari perché l'intestatario va in casa di riposo. I figli o i conviventi, che possono essere anche fratelli o sorelle avanti con gli anni, fanno richiesta per restare nell'alloggio, ma se la Durp è troppo alta vengono sbalzati fuori. Parliamo di 50-60mila euro, mica di cifre che permettano l'acquisto di una casa».
Di qui la richiesta del Centro casa di ampliare i termini.
Le aspettative sulla riforma
C'è un ultimo aspetto problematico. «Un dramma nel dramma», lo definisce Schönsberg. Perché la dichiarazione di appartenenza linguistica sia valida devono passare 18 mesi. «Abbiamo avuto diversi casi di assegnazione tempestiva arrivata prima dei 18 mesi», sottolinea, «Inoltre, il Comune di Bolzano invia subito la comunicazione, ma altri sono più lenti». Il Centro casa spera che le modifiche richieste alla assessora Ulli Mair trovino risposta nella legge omnibus. «Non è accettabile che la formica sia trattata da cicala», commenta Schönsberg, «che si penalizzi chi sta dentro una cultura del risparmio e non spende perché un domani potrebbe avere bisogno di cure odontoiatriche. Spero che la giunta se ne avveda».


