Il film

Dalla caccia alla macchina fotografica: la vita degli orsi nel documentario di Eberhöfer

Anni trascorsi tra sentieri, lunghe attese e appostamenti nel Parco Adamello Brenta per osservare i plantigradi nel loro habitat naturale. Il reportage è stato proiettato al Trento Film Festival. «È stata un’esperienza emozionante vissuta con Luca, mio figlio. Capisco però le paure di chi vive e lavora in montagna»


Antonella Mattioli


BOLZANO. Un giorno Horst Eberhöfer, originario di Prato allo Stelvio, ha scoperto che gli animali si possono "catturare" attraverso l'obiettivo della macchina fotografica, senza usare il fucile e senza sporcarsi le mani di sangue. È così che ha abbandonato il bracconaggio per diventare fotografo naturalista. Dall'incontro con Marco Polo, cameraman bolzanino, è nato il documentario "Sulle tracce dell'orso", presentato al Trento Film Festival. «È stata un'avventura fantastica - racconta Polo - per me e ancora di più per Luca, mio figlio, che aveva otto anni. Gli ho proposto e ha accettato subito di partecipare a diverse uscite nel Parco nazionale Adamello Brenta e in particolare in Val d'Ambiez, habitat naturale dei plantigradi».

Per quattro-cinque anni Eberhöfer ha fatto la spola tra Tubre, dove abita oggi, e il Trentino per documentare la vita degli orsi. Al centro di un importante dibattito pubblico che coinvolge politici, ambientalisti, animalisti le cui posizioni integraliste si scontrano spesso con le paure dei valligiani e con le preoccupazioni di pastori e contadini che in montagna lavorano. Per loro orsi e lupi rappresentano una continua minaccia per greggi, alveari, coltivazioni. Anche perché, negli anni, la popolazione dei plantigradi - nove quelli inseriti nel 1996 proprio in Brenta con il progetto Life Ursus - è aumentata notevolmente e la convivenza con l'uomo si è fatta più complicata. In particolare da quel maledetto 5 aprile del 2023 quando un'orsa aveva aggredito e ucciso Andrea Papi, mentre stava correndo sui sentieri sopra Caldes, in Val di Sole.

Come nasce l'incontro tra lei ed Eberhöfer?

Ho conosciuto Horst parecchio tempo fa e alla sua storia avevo già dedicato un documentario - spiega Marco Polo -. Un paio di anni fa mi ha raccontato del suo progetto alla scoperta degli orsi del Brenta. Da amante della montagna mi è piaciuta subito l'idea di conoscere questi animali. Vederli da vicino; riprenderli mentre - rapidissimi - si muovono da un posto all'altro; mangiano, giocano sulla neve.

Nei suoi due anni di osservazione documentati attraverso video e foto quanti orsi ha incontrato?

Una trentina. Abbiamo seguito in particolare tre cuccioli. Da quando sono nati; al lungo periodo di accompagnamento della mamma-orsa alla scoperta della vita. Indimenticabili le immagini di tre cuccioli che imparano ad arrampicare su passaggi di terzo grado davanti agli occhi attenti della madre. E poi il maschio che vorrebbe avvicinarsi alla femmina e viene respinto quando ci sono ancora i piccoli e allora tenta di ucciderli.

Ma gli orsi sono facili da avvicinare?

Assolutamente no. Appena avvertono la presenza dell'uomo, scappano. Abbiamo fatto lunghe camminate e poi abbiamo aspettato, magari anche ore, prima di vederli comparire.

A quanti metri di distanza stavate per riprenderli senza essere visti?
Cento-duecento metri di distanza.

La gente del posto come ha reagito?

Prima con scetticismo. Poi hanno capito lo scopo del progetto e c'era chi chiamava Horst dalla zona di Molveno per segnalare la presenza di qualche esemplare.

Tutto bello, ma per chi abita nelle zone abitate dagli orsi, la convivenza è complicata.

Capisco la gente del posto. Dopo averli visti e ripresi per più di due anni sono giunto alla conclusione che toglierli da quello che è diventato il loro habitat sarebbe un peccato. Però sono anche dell'avviso che quando un orso è problematico debba essere eliminato. Lo stesso discorso vale quando la selvaggina è troppa.

Eliminato o messo in qualche zona recintata?

Eliminato. Sono animali e debbono vivere liberi. Dentro recinti, per quanto grandi, soffrirebbero.

Avete parlato anche con qualche pastore per cui l'orso rappresenta un pericolo?

Abbiamo parlato con più di un pastore. Però ci hanno detto che con l'orso ci convivono; il vero problema è rappresentato dal lupo che se arriva, fa strage di pecore.

Come ha reagito il pubblico al documentario proiettato al Trento Film Festival?

Visto il dibattito in corso sulla presenza degli orsi in Trentino, ero un po' preoccupato su quelle che potevano essere le reazioni. Invece sono andato alla prima e devo dire che il documentario è stato accolto bene. Anzi, consiglio a tutti di vederlo, perché è l'occasione per conoscere la vita degli orsi. Vista anche attraverso gli occhi di Luca, un bambino di otto anni.













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