Decreto sicurezza e coltelli, Covi (Cnsas) replica a Zanella (Cai)
Il presidente del Soccorso alpino dell’Alto Adige condivide le critiche al divieto dei coltelli tascabili per chi frequenta la montagna, ma respinge il paragone con l’obbligo di pala e Arva che, secondo Zanella, sarebbe inutile per chi si muove con le ciaspole
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BOLZANO. Il confronto sul decreto sicurezza e sui possibili effetti per chi frequenta la montagna prosegue con l’intervento del presidente del Soccorso alpino e speleologico dell’Alto Adige, Alberto Covi, che entra nel merito delle dichiarazioni del presidente del Cai altoatesino Carlo Alberto Zanella.
«Sono d'accordo con Zanella, quando dice che il decreto sicurezza non tiene conto del fatto che i coltelli, per chi va in montagna, sono indispensabili». Covi condivide quindi la preoccupazione per il divieto dei coltelli pieghevoli con lama superiore ai cinque centimetri previsto dal provvedimento statale.
Il presidente del Soccorso alpino contesta, però, un passaggio delle dichiarazioni di Zanella, che aveva paragonato la norma all’obbligo di portare con sé pala e Arva durante le escursioni con le ciaspole. «Zanella - afferma Covi - ha detto che il legislatore ha esagerato ancora una volta come successo con l'obbligo di portare con sé la pala e l'Arva quando si va con le ciaspole. Ecco, non posso essere assolutamente d'accordo con questa sua affermazione perché, purtroppo, anche recenti tragici episodi, confermano quanto pala e Arva possano fare la differenza tra la vita e la morte anche per chi si muove in montagna con le ciaspole, dato che molto spesso lo fa nelle stesse zone frequentate dagli scialpinisti. È fondamentale non passi l'idea che pala e Arva siano inutili».
A sostegno della sua posizione Covi richiama anche un episodio recente. Il 23 febbraio un escursionista di 28 anni, originario della provincia di Mantova, è morto nel reparto di rianimazione dell’ospedale Santa Chiara di Trento dopo essere stato travolto il giorno precedente da una valanga nei pressi del passo Vajolet, in Val di Fassa. «Era sprovvisto del dispositivo Arva - ricorda Covi - Se lo avesse avuto, sarebbe stato estratto molto più velocemente e ora sarebbe ancora tra di noi».