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BOLZANO. Cinquantotto ragazzi sospesi da scuola durante lo scorso anno sono passati per il polo educativo Terraferma. Il 71% frequentava la prima superiore. Accumulo di note disciplinari, comportamenti violenti, violazione delle regole: i motivi dei provvedimenti disciplinari erano svariati. Ma affrontarli non era l'obiettivo degli educatori, che si sono limitati ad aprire le porte che affacciano su piazza Don Bosco per accogliere quegli adolescenti "difficili". «Spogliati del ruolo problematico che, talvolta, assumono a scuola, hanno scoperto interessi, aiutato nella sistemazione degli spazi del centro, imparato cose nuove», spiegano i responsabili Gabriele Guatteri e Andrea Penazzi. Nel mentre si aprivano, raccontando di fragilità, paure, e riflettendo su alcuni dei motivi che li hanno portati ad essere allontanati dalla classe. Circa una decina ha continuato a frequentare il centro anche dopo il rientro a scuola: un successo, considerando che i ragazzi sospesi venivano da tutto il territorio provinciale. Quasi il 90% non ha avuto altre sospensioni durante l'anno. Si raccolgono i primi frutti del progetto dell'ufficio politiche giovanili "Pit Stop", da quest'anno allargato ad altri cinque poli educativi: centro culturale Pippo, L'Orizzonte, Villa delle Rose, Strike Up e Tilt. Oltre all'accoglienza degli studenti sospesi, sempre più operatori dei centri stanno entrando nelle scuole. «Non interventi isolati, ma una responsabilità educativa condivisa tra scuola, centri giovani, istituzioni e territorio - spiega il vicepresidente della Provincia e assessore Marco Galateo - Da qui continuiamo ad andare oltre, puntando sì sullo svago, ma sopratutto sulla scoperta degli interessi e la formazione». L'offerta si allarga: dagli 11 Poli dello scorso anno siamo arrivati agli attuali 17, con il coinvolgimento di 22 istituti scolastici di ogni ordine e grado, dalla scuola primaria agli istituti tecnici e professionali, e 14 centri giovani. Nel primo periodo di monitoraggio i "Pet" (Poli educativi territoriali) hanno raggiunto complessivamente 1.745 ragazze e ragazzi. Sono alcuni dei dati emersi dalla sperimentazione condotta nell'anno scolastico 2025/2026 e raccolti nel report del centro di ricerca Euricse.
Le storie
«Un giorno ho proposto ai ragazzi delle scuole Einaudi che seguivamo comepolo educativo di organizzare una festa a sorpresa per una mia collega educatrice che compiva gli anni - racconta Andrea Natale, responsabile de L'Orizzonte di Oltrisarco - Ne abbiamo parlato la mattina a scuola e il pomeriggio si sono presentati al centro e hanno organizzato un momento bellissimo. Mi ha fatto riflettere: spesso perdiamo ore sulla progettualità, quando alla fine lavoriamo con ragazzi che, spesso, provano piacere nell'avere un obiettivo comune e sentirsi importanti per qualcuno. La cosa più importante sono le relazioni. Fuori e dentro la scuola cerchiamo di lavorare su questo». I ragazzi di oggi sono più fragili, o si presta solo più attenzione? «In questi ultimi anni abbiamo consegnato loro un mondo sempre più difficile, pieno di frustrazione e con poche prospettive - prosegue - Le aspettative sono alte e io vedo ragazzi e ragazze pieni di ansia. Adesso ce ne stiamo un po' rendendo conto». Tanti hanno alle spalle storie difficili. «Quando un adolescente si sente in difetto, sbagliato, reagisce in maniera respingente. Noi, nel rapporto uno a uno, cerchiamo di scardinare questa dinamica», conclude l'educatore.


