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BOLZANO. «Dire che il disagio degli italiani sia finito, sarebbe una semplificazione sbagliata e irrispettosa. Ho detto invece - e lo ribadisco - che il processo di riscatto è iniziato, e che per la prima volta dopo decenni esistono condizioni politiche e istituzionali concrete per abbattere quel muro che per troppo tempo ha separato una parte della comunità italiana dal pieno protagonismo in Alto Adige». Dopo alcuni giorni - l'intervista è stata pubblicata sull'edizione del 23 dicembre - di attacchi sia dal centrodestra che dal centrosinistra; di prese di distanza del collega di giunta Christian Bianchi (FI); di interpretazioni del suo pensiero dal parte del deputato di Alessandro Urzì (l'intervento nella pagina delle lettere), Marco Galateo, vicepresidente della Provincia e presidente provinciale di FdI, ci ripensa. Non è vero che - come aveva dichiarato - il "disagio degli italiani è finito ed è una percezione che appartiene ormai al passato".
Galateo spiega la retromarcia in una lunga nota: «Il disagio non si cancella con uno slogan e nemmeno con un'intervista: è un percorso lungo, fatto di risultati, credibilità e continuità. Ma è altrettanto vero che questo è l'anno in cui è stata data la prima grande martellata a quel muro. E le mani che reggevano quel martello erano di tutti i gruppi del nostro territorio».Prosegue spiegando che "mai nella storia repubblicana c'è stato un collegamento così forte tra il territorio altoatesino e il governo centrale. Un governo stabile guidato da Giorgia Meloni, che ha dimostrato attenzione, rispetto e ascolto verso l'autonomia e verso la comunità italiana dell'Alto Adige". «Tutto a posto quindi?», si chiede Galateo. «Assolutamente no. C'è terreno da recuperare: nella rappresentanza, nell'economia, nella scuola, nella fiducia dei giovani. Ma continuare a raccontare gli italiani solo come una comunità in ritirata significa fare un torto proprio a chi ogni giorno lavora, studia e costruisce qui il proprio futuro».
Tensione con Bianchi
Galateo replica a Bianchi che - intervenendo nella discussione - ha detto che il "disagio non solo c'è, ma semmai è addirittura peggiorato"; ed elenca una serie di scelte che hanno finito per penalizzare il gruppo italiano. A partire dalle dimissioni anticipate da sindaco di Laives: «Legittimo ambire a ruoli più alti, ma Bianchi, lasciando Laives, ha consegnato il Comune a un sindaco di lingua tedesca. Lo stesso che era stato suo vicesindaco nelle consiliature in cui aveva scelto l'alleanza con la Svp invece dell'unità degli italiani con FdI».Poi il passaggio dalla Lega, con cui è stato eletto in Provincia, a FI: «Il partito che oggi ha un accordo elettorale con la Svp alle europee e a cui è stato ceduto un collegio a scapito di un rappresentante italiano». Quindi la scelta dei candidati per le comunali: i due eletti - sia Patrizia Daidone che Davide Mahmudy - sono dichiarati di lingua tedesca. Nella nota non risparmia critiche neppure al consigliere provinciale del Pd Sandro Repetto: «Quanto alle accuse di inesistenza politica da parte di Repetto, va detto che rappresenta un Pd che ha governato pur perdendo le elezioni sia a Roma che in Alto Adige, e che troppo spesso ha confuso l'autocritica con una narrazione negativa dell'identità italiana, mascherata da un antifascismo ormai fuori dal tempo».
Messaggio agli italiani
Galateo chiude la presa di posizione con un messaggio dal sapore ecumenico: «Non siamo una comunità in ritirata, siamo una comunità in cammino. All'ultimo censimento risultiamo anche in crescita. Il cammino richiede impegno, non rassegnazione. Il disagio non si supera lamentandosi, ma assumendosi responsabilità, governando e costruendo futuro. Ed è quello che stiamo facendo». A.M.


