BOLZANO. «In Alto Adige ci sono 281 parrocchie e sono rimasti solo 160 sacerdoti. L'età media è alta e ogni anno muoiono in media 15 preti. Nel Seminario di Bressanone si stanno preparando in 14: solo due sono altoatesini, dieci tanzaniani e due indiani. L'accordo con le diocesi d'origine prevede che, una volta ordinati, si fermeranno in Alto Adige solo alcuni anni. È il momento dei laici: tocca a loro mettersi in gioco e lo stanno facendo». Chi parla è don Mario Gretter - 53 anni, meranese, parroco del Duomo di Bolzano, della parrocchia di San Giuseppe oltre che responsabile regionale per l'ecumenismo e il dialogo interreligioso - che dal primo settembre andrà a Merano. Gli sono state assegnate le parrocchie di Santo Spirito, San Nicolò e Maia Alta. Al suo posto, dalla città del Passirio, arriva a Bolzano don Gioele Salvaterra.

Come mai questo trasferimento dopo 15 anni alla guida della parrocchia del Duomo?

È una decisione della commissione personale presieduta dal vescovo Ivo Muser, presa nell'ambito della riorganizzazione delle parrocchie, imposta dalla mancanza di sacerdoti. Nel caso specifico, tra le motivazioni della scelta, c'è anche la morte di don Hans Pamer della parrocchia di lingua tedesca.

Quindi lei sarà parroco delle comunità italiana e tedesca.

Ovviamente, sì. Ma è inevitabile, visto che la situazione - per quanto riguarda i sacerdoti - è drammatica. Siamo sempre meno; sempre più anziani - abbiamo preti eroi che hanno più di 80 anni e danno ancora una mano -; non ci sono nuove vocazioni. In questo quadro ci attendono cambiamenti non indifferenti.

Di che tipo?

È il momento dei laici. Non ci sono alternative. Stanno venendo avanti i cosiddetti team pastorali dove i laici appunto si prendono la responsabilità della liturgia, dell'amministrazione della carità e della catechesi.

A Bolzano ci sono già degli esempi?

Certamente. Nelle parrocchie del Santo Rosario e di San Paolo. Quindici giorni fa ho tenuto un corso per guide dei funerali e c'erano 35 persone.

I laici cosa non possono fare?

Celebrare la messa, confessare e dare l'estrema unzione agli infermi. Però possono andare a trovare gli ammalati e stare vicino a chi sta morendo.

I fedeli come vivono questi cambiamenti?

La tendenza è dire: «Una volta era diverso». Ma tutto questo è frutto dei tempi che cambiano e bisogna prenderne atto. Certi schemi non sono dogmi. Ho visitato comunità in America latina dove il sacerdote arriva in visita una volta all'anno, ma ci sono i laici molto attivi. Preoccupato?

L'essenza di tutto è Cristo che ci salva e si può manifestare in modi diversi. Siamo nelle settimane che precedono la Pasqua. Sappiamo che c'è il sepolcro ma c'è anche la resurrezione. Un messaggio di speranza per tutti coloro che credono.

Come sono stati questi 15 anni come parroco del Duomo?

Ricchi di relazioni importanti, costruite giorno per giorno con tante persone, nei momenti belli come i battesimi e i matrimoni; ma anche nei momenti più dolorosi. Capita che ad un prete si raccontino cose che non si racconterebbero a nessuno con la speranza di essere ascoltati, ma non giudicati.