BOLZANO. Sulla scrivania del questore Giuseppe Ferrari campeggia una sua foto con il presidente Sergio Mattarella. Indica con orgoglio il quadretto: «Qui eravamo in Emilia, ma ci siamo rivisti all'aeroporto pochi giorni fa quando ha iniziato le sue vacanze. L'Italia tutta ha grande stima del capo dello stato». È a Bolzano da 442 giorni Ferrari, oltre un anno, dopo aver diretto le questure di Massa Carrara, Reggio Emilia e Potenza. «Vivo questa meravigliosa provincia sette giorni su sette. Nel weekend mi concedo la montagna: ho già percorso due volte il Sellaronda in bicicletta. Vado spesso a teatro e mi sono innamorato dell'hockey». Ci accoglie nel suo ufficio in Largo Palatucci con undici fogli pieni zeppi di dati. Sono il riassunto dell'attività di polizia da quando si è insediato, il 3 giugno 2025. L'occhio cade subito sul codice rosso: 296 casi.

«È un fenomeno - spiega Ferrari - che riguarda purtroppo la cronaca dell'intero Paese come vediamo in questi giorni (sei donne uccise da Ferragosto, ndr). La normativa italiana è severa sulla violenza contro le donne, ma richiede personale preparato. Per questo curo molto la formazione degli agenti della Squadra Mobile, della Divisione Anticrimine e delle Volanti: devono saper cogliere immediatamente la gravità della situazione, agire con estrema urgenza e profonda sensibilità verso chi subisce stalking o maltrattamenti».

Lei ha emesso 83 provvedimenti di ammonimento.

Si tratta di una sorta di "cartellino giallo" ed è uno strumento amministrativo efficacissimo. Interviene prima che la condotta assuma rilevanza penale: il soggetto maltrattante viene convocato in Questura e spesso questo basta a fargli comprendere la gravità di ciò che sta facendo, spingendolo a desistere. Invito sempre le vittime a non aver timore di chiederlo.

C'è un motivo per cui si tende a non comunicare alla stampa i singoli episodi di codice rosso?

Per quanto riguarda la comunicazione, la diffusione dei comunicati stampa dipende strettamente dall'autorizzazione dell'Autorità Giudiziaria. La priorità assoluta è tutelare la vittima: in realtà piccole come Bolzano, pubblicizzare un episodio rischia di far capire allo stalker di essere finito sui giornali, scatenando reazioni imprevedibili in soggetti spesso molto volubili. La riservatezza serve a non mettere ancor più in pericolo la donna mentre le procedure di protezione sono in corso.

Dal suo arrivo sono aumentate anche le espulsioni: 136. Quasi il doppio rispetto alle 85 dell'anno precedente.

L'aumento delle espulsioni è il risultato diretto dell'incremento dei controlli sul territorio e del potenziamento dell'Ufficio Immigrazione, dove ho assegnato un secondo funzionario.

Di queste 136 espulsioni, quelle realmente eseguite sono 70.

Parliamo del triplo rispetto all'anno prima, quando erano state 22. Detto questo, i cittadini si chiedono giustamente perché non tutti gli irregolari vengano espulsi immediatamente. La risposta è semplice: ci sono precisi paletti normativi. Ad esempio, chi presenta domanda di asilo politico non può essere espulso finché la sua posizione non viene definita dalla Commissione competente. Se possiede già uno status, serve invece un provvedimento di revoca da parte dell'autorità che lo ha concesso.

Si parla tanto, non senza polemiche, dell'imminente costruzione di un Cpr a Bolzano, in zona industriale.

La decisione sull'eventuale realizzazione di un Centro per i rimpatri sul territorio spetta esclusivamente al Ministero dell'Interno. Dal punto di vista operativo, posso dire che il Cpr è uno strumento previsto dalla legge fondamentale per il contrasto all'immigrazione clandestina, in particolare quando un cittadino straniero da espellere non ha documenti e necessita di verifiche con i Paesi d'origine.

I permessi di soggiorno: 21.662 quelli rilasciati nell'ultimo anno.

Parallelamente ai numeri, che sono ottimi, abbiamo fatto un grande lavoro sul fronte amministrativo: per il rilascio del permesso di soggiorno a chi ne ha diritto, siamo riusciti ad abbattere i tempi di convocazione da 272 giorni a 180 giorni.

Ritiene che i bolzanini si sentano più sicuri dal suo insediamento?

La sicurezza presuppone costanza, determinazione e capacità di adattamento, perché le problematiche cambiano continuamente. Penso a piazza Erbe, zona caldissima al mio arrivo a causa di episodi di cronaca eclatanti come quello del machete. Lì, dopo diversi incontri con il comitato dei residenti, abbiamo registrato un sensibile miglioramento. Riusciamo a gestire la "movida" e puntiamo molto sui controlli amministrativi congiunti nei locali.

La situazione, in quella zona del centro, è effettivamente migliorata. Si può dire lo stesso di piazza Domenicani?

Abbiamo riorganizzato l'attività operativa attuando servizi straordinari "ad alto impatto" con cadenza quasi quotidiana. Insieme alle altre forze di polizia agiamo in maniera coordinata nelle aree più sensibili della città con soste frequenti e orari prestabiliti per aumentare l'indice di sicurezza percepita. Dal primo gennaio questo modello ha interessato appunto piazza Domenicani, per poi estendersi al parco Cappuccini e, visti i buoni risultati, anche a piazza della Parrocchia.

Negli ultimi tempi si sono verificati episodi di aggressione agli agenti. Uno di loro è stato morso a inizio agosto e ha dovuto iniziare una terapia antibiotica.

Gli operatori su strada sono obiettivamente i più esposti. L'agente rimasto ferito di recente dopo essere stato morso, per fortuna ha concluso i controlli medici e rientra regolarmente in servizio. Io sono estremamente soddisfatto del lavoro delle mie donne e dei miei uomini: vedo ogni mattina l'impegno e i risultati che portano.

Il sindaco Claudio Corrarati ha detto in più occasioni che Bolzano ha un grosso problema di droga. È così?

Il problema della droga è comune a molte realtà italiane, in particolare qui dove c'è un elevato benessere economico e quindi un'alta disponibilità di spesa per l'acquisto di sostanze.

Non parliamo quindi solo di stranieri.

C'è un primo livello, visibile quasi quotidianamente nelle attività di controllo, legato allo spaccio su strada gestito prevalentemente da cittadini stranieri. Dietro questo livello, tuttavia, c'è una criminalità organizzata che va disarticolata. Le indagini condotte dalla Squadra Mobile dimostrano che i soggetti di livello superiore spesso arrivano da altre città o regioni. Man mano che si sale nella catena del traffico di droga, si esce dal perimetro cittadino e si raggiungono reti nazionali e internazionali.

Un altro tema sentito, che spesso divide la cittadinanza, è quello degli accampamenti abusivi lungo i fiumi e la linea autostradale.

Sugli insediamenti abusivi sono previsti interventi congiunti con il Comune e l'autorità di Bacino. Chi ha la gestione del territorio interviene sulle strutture abusivamente create, mentre noi garantiamo la necessaria cornice di sicurezza. Dove c'è abusivismo c'è criminalità ed emerge una forte percezione di insicurezza; quando i cittadini non si sentono sicuri, è nostro dovere dare risposte concrete.

Come?

Bisogna ascoltare chi la città la vive. L'intervento in piazza della Parrocchia, ad esempio, è nato dopo un colloquio diretto con il parroco del Duomo e un passaggio in Comitato per l'Ordine e la Sicurezza.

Chiudiamo con le Olimpiadi invernali. Una grande sfida per la Polizia.

Ero ad Anterselva il giorno dell'oro di Lisa Vittozzi nel biathlon... una grande emozione. Sulla sicurezza posso dire che il modello italiano ha dimostrato una straordinaria efficacia, ricevendo apprezzamenti ufficiali anche a Palazzo Chigi da parte del Ministro dello Sport. Pensi che una delegazione francese è venuta a prendere appunti per studiare la nostra organizzazione in vista dei Giochi del 2030.