BOLZANO. «Omer Cim lavorava nel mio stesso reparto, alla Recla. A febbraio 2023, mi domandò se potevo procurargli una pistola, essendo figlia di un generale dell'esercito bosniaco. Credevo scherzasse, ma mi ha detto di no. E me l'ha chiesto di nuovo a luglio, quando l'ho incontrato alla festa di paese».

È la testimonianza di una ex collega di Cim, sentita ieri mattina in Corte d'assise a Bolzano. La donna è stata sentita ieri, nell'ambito del processo che vede imputato Cim, 29 anni, per l'omicidio della compagna, Frei Matzohl, avvenuto il 12 agosto 2023, alla vigilia del suo ventunesimo compleanno. Omicidio che si è consumato nell'appartamento di lui, in via Molini, a Silandro.

L'accusa è di omicidio volontario aggravato, resistenza a pubblico ufficiale, percosse e minacce aggravate.In aula anche il dipendente dell'Istanbul kebap, locale frequentato da Cim. Il 12 agosto, ha riferito il ragazzo, «mi chiese di prestargli la macchina per andare a fare la spesa, ma non me la riportò più.

Finché, il giorno dopo, non vennero a cercarmi i carabinieri». L'auto era infatti quella usata da Cim nel suo tentativo di fuga. E tra i testimoni è comparso anche il fratello minore dell'imputato. «Abbiamo vissuto insieme a Silandro — ha detto — finché, a gennaio, mi ha detto che me ne dovevo andare, senza fornire spiegazioni. Prima, però, mi telefonò per dirmi che dovevamo procurarci due pistole per la nostra sicurezza, ma anche in questo caso non mi spiegò il perché».

Celine, l'ha incontrata una volta sola. «Sapevo della denuncia, anche se Omer mi disse che erano tutte bugie». Prossima udienza il 7 marzo.