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BOLZANO. Ceneri classificate come rifiuti tossici sono state rilevate dentro un tipo di fertilizzante bio. Le indagini del nucleo ecologico dei Carabinieri di Trento, avviate nell'ottobre 2021, ieri hanno portato al sequestro di più di mille sacchi di fertilizzante "Terra preta" da 20 chili l'uno, per un valore di oltre 25 mila euro.
Il compost veniva prodotto in un impianto del Renon. Nel mirino due aziende altoatesine: la "Laaser-Eyrser Energiegenossenschaft" e la "Bioenergie Fernheizwerk Ritten". Indagati quattro amministratori delegati: gli inquirenti contestano loro il reato di gestione illecita dei rifiuti.
Ceneri pericolose
Il sequestro, disposto dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Bolzano ed eseguito con la collaborazione dei comandi locali dell'Arma, è avvenuto in consorzi agroalimentari di Bolzano e della regione. Ma il compost è già stato utilizzato su diversi terreni. «Sono in corso le analisi sui campi. In base ai risultati capiremo l'entità dei danni ambientali e se si rivelerà necessaria la bonifica per ragioni di salute pubblica», spiega il tenente colonnello Enrico Risottino, comandante del gruppo carabinieri per la tutela ambientale e la sicurezza energetica di Venezia, con competenza sul Veneto, Trentino Alto Adige ed Emilia Romagna. Quali sono i rischi? «È precoce dirlo adesso», prosegue Risottino, «Si tratta di sostanze inquinanti che se utilizzate in agricoltura rappresentano un rischio per l'ecosistema e per la salute del consumatore».Nello specifico si tratta di ceneri risultate dai processi di pirolisi (decomposizione termochimica) e gassificazione. «Anziché essere smaltite come rifiuto, con i costi a carico delle aziende», sottolinea Risottino, «Venivano in parte considerate come sotto prodotto, e riutilizzate per produrre fertilizzanti destinati all'agricoltura biologica». Gli accertamenti hanno evidenziato come all'interno delle ceneri, commercializzate come char o biochar (materiale carbonioso ottenuto per degradazione termica), durante il processo di combustione di legno e materiale organico, si siano concentrati dei contaminanti, alcuni dei quali solubili in acqua, il cui utilizzo in agricoltura è vietato dalla normativa europea. Mescolati con rifiuti compostati verdi e letame venivano poi insacchettati e venduti come "Terra preta" (terra nera in portoghese). Il nucleo ecologico dell'Arma lancia un appello a tutti gli agricoltori, del Trentino Alto Adige e non solo: «Se avete acquistato, in buona fede, questo fertilizzante, rivolgetevi alla stazione di vostra competenza».
La precisazione delle aziende
«"Terra Preta", in quanto prodotto finale del processo di compostaggio, era già stato certificato dal punto di vista ambientale diverse volte in passato», precisano in una nota congiunta le cooperative energetiche "Laaser-Eyrser Energiegenossenschaft" e "Bioenergie Fernheizwerk Ritten" interessate dalle indagini, «La Terra Preta viene prodotta utilizzando come componenti principali sfalci verdi e potature, letame bovino, cenere di legna, biochar stabile e farina di argilla. Agli arbusti tritati e preparati per il compostaggio, è stato aggiunto del carbone, componente fondamentale di questo processo, proveniente dalle centrali di cogenerazione. Occorre ora chiarire, attraverso le indagini, se questa cenere debba essere considerata un prodotto di scarto o se possa essere utilizzata come catalizzatore nel compostaggio», concludono le aziende.


