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BOLZANO. Graduatorie d'istituto, abilitazione, Dops, Tfa, tempo indeterminato senza cattedra. Ci vorrebbe una laurea solo per capire la terminologia della scuola. Ciò che conta, comunque, è che circa 40 insegnanti hanno firmato «il ruolo».
Sono stati stabilizzati, finalmente, qualche volta dopo diversi anni di precarietà, e altri ancora firmeranno oggi. Ieri i primi convocati si sono presentati nella sede dell'Intendenza scolastica italiana per scegliere - dove possibile - la sede dell'insegnamento e per apporre la fatidica firma.
«Siamo contenti dell'immissione in ruolo di tanti docenti che continueranno a formare i nostri scolari e studenti», il commento del sovrintendente Vincenzo Gullotta, «Sanno bene quanto impegno richieda il ruolo, dovranno formarsi e aggiornarsi continuamente. A tutti dico: benvenuti».Solo una volta completate le assunzioni a tempo indeterminato si passerà online, per determinare le supplenze. Poi i singoli istituti potranno chiamare docenti dalle «messe a disposizione».
Si direbbe un meccanismo machiavellico. «L'importante è essere qui oggi», fa notare Fabiana Fianco, professoressa di francese a Bressanone, di ruolo dopo sei anni di insegnamento. È la persona giusta cui chiedere lumi sull'interesse per le lingue straniere testimoniato dai buoni risultati nella conoscenza dell'inglese ai test Invalsi. «Dipende anche dagli insegnanti - risponde - o dalla possibilità dei percorsi Clil. E poi ragazzi e ragazze usano tanto i social e i videogiochi online, chattano con nuovi amici di altri Paesi».Il tema resta il tedesco. È nell'atrio del palazzo di via del Ronco che la cronica carenza di insegnanti di seconda lingua si fa palpabile. Di posti disponibili nelle elementari italiane ce ne sarebbero 51, di cui 15 in Dops, la «Dotazione organica provinciale supplementare» di cattedre non legate a una sede specifica garantita.
Il ruolo c'è, la sede può variare di anno in anno. Le maestre di tedesco convocate ieri erano cinque. Va da sé che tutto fila liscio quando Bettina Hochrainer entra nella sala della firma con l'idea di proseguire nella scuola elementare di Colle Isarco: 25 alunni, due classi, «a me piace insegnare a tutti, piccoli e grandi», sorride lei. La laurea in Scienze della formazione a Bressanone l'estate scorsa, poi un primo anno di lavoro, ora il ruolo. Percorso simile a quello di Elisa Magrin, che per il ruolo ha aspettato tre anni. Prima di scorrere l'elenco delle sedi disponibili e capire che la «sua» scuola ha bisogno di una insegnante di tedesco L2 usa il condizionale, «mi piacerebbe», per esprimere il desiderio di restare alle Manzoni, in via Rovigo. Pura scaramanzia. Firma con emozione. «Insegnare ai bambini è una sfida bellissima», dice, «Le seconde generazioni? Una risorsa e una ricchezza, è stimolante avere in classe più lingue e culture».E già in via del Ronco si sentono cadenze diverse da quella bolzanina.
Marco Gibilisco è qui per firmare in attesa di abilitazione. Insegna laboratorio di odontotecnica da sette anni, al Galilei. «Siamo venuti a Bolzano per lavoro», dice indicando Roberta Cassone, professoressa alle Leonardo da Vinci. Sono venuti da Catania per restare. Hanno comprato casa: un sogno per molti. E se la figura del «prof» da qualche anno sembra aver perso lustro, loro non si scoraggiano. Replicano così: «Bisogna metterci passione. Noi abbiamo potuto scegliere di fare questo lavoro. Siamo fortunati».


