MARMOLADA. Il ghiacciaio della Marmolada continua a ritirarsi e l’estate 2026 lascia dietro di sé numeri mai registrati negli ultimi anni. A fine stagione l’arretramento medio è stato di 23 metri, tre volte quello rilevato nel 2025, mentre la superficie complessiva si è ridotta da 92 a 83 ettari.

Una perdita di queste dimensioni era stata osservata soltanto nel 2022, l’anno del crollo. I dati arrivano dall’ottava Campagna Glaciologica Partecipata promossa dal Museo di Geografia dell’Università di Padova, alla quale hanno collaborato Arpav, Fondazione Glaciologica Italiana e numerosi volontari.

«I dati raccolti quest’anno aggravano la tendenza già evidente negli ultimi decenni», spiega Mauro Varotto, responsabile scientifico della campagna. In appena dodici mesi sono scomparsi 9 ettari di ghiacciaio. «Se si ripetono estati come quella appena trascorsa, il ghiacciaio potrebbe avere solo una decina d’anni di vita».

La situazione più critica riguarda il fronte occidentale, arretrato di 120 metri nell’arco di due anni e ormai attestato oltre quota 2.900 metri. A pesare è stata un’estate eccezionalmente calda, la più calda sulle Dolomiti almeno dal 1991.

Secondo Gianni Marigo di Arpav, durante l’estate non si sono registrate nevicate neppure alle quote più elevate ed è proseguito il degrado del permafrost. Alla stazione del Piz Boè, nel gruppo del Sella, non viene più rilevato terreno gelato a nessuna profondità.