TRENTO. Per mettere 100 euro netti in busta paga a un giovane lavoratore, un’impresa ne spende oltre 180. A lanciare l’allarme è la Cna Trentino-Alto Adige, sulla base di uno studio nazionale sul costo del lavoro giovanile.

Per garantire a un 25enne uno stipendio netto di 24mila euro l’anno, una piccola impresa deve sostenere un costo di circa 43.500 euro: quasi 20mila euro di differenza. Tra i sei Paesi europei analizzati, l’Italia ha il costo aziendale più alto, davanti a Germania, Portogallo, Spagna, Francia e Irlanda.

«Vorremmo riconoscere stipendi più adeguati, ma sosteniamo costi enormemente superiori a quanto arriva ai nostri collaboratori. È un sistema che penalizza imprese e lavoratori», spiega Cristiano Cantisani, presidente della Cna Trentino-Alto Adige.

Critiche anche agli incentivi temporanei: con un esonero contributivo di 6mila euro l’anno per due anni, il costo scende a 37.500 euro, ma alla scadenza risale del 16%, senza aumenti per il dipendente.

In regione pesa poi il caro casa. «Non basta offrire un posto di lavoro: un giovane deve potersi permettere di vivere vicino a dove lavora», avverte Cantisani. Il rischio è perdere competenze preziose per le imprese.

La Cna chiede al Governo un taglio strutturale del cuneo fiscale, soprattutto per i giovani assunti a tempo indeterminato e per le micro e piccole imprese, e agli enti locali politiche più incisive per l’accesso alle abitazioni. «Gli imprenditori non chiedono di pagare meno i lavoratori, ma di poterli pagare meglio», conclude il presidente.