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BOLZANO. C'è chi chiama il 112 perché non trova un taxi per tornare in hotel e chi resta bloccato dopo aver perso l'ultima corsa della funivia. Sono solo alcune delle richieste che ogni estate arrivano al Soccorso Alpino del Trentino-Alto Adige, costretto sempre più spesso a gestire situazioni che con una vera emergenza hanno ben poco a che fare.
I casi raccontati dai soccorritori sono tra i più disparati. Un gruppo di escursionisti è rimasto a valle dopo la chiusura della funivia del Seceda, mentre nella zona del Passo San Nicolò, sopra Pozza di Fassa, alcuni campeggiatori, spaventati da un temporale nonostante l'allerta meteo fosse nota, hanno abbandonato tende e zaini per poi essere guidati telefonicamente al rientro.
Non mancano poi gli appassionati improvvisati che affrontano ferrate senza conoscere il percorso, finendo stremati, disidratati e in preda al panico nelle ore serali. Sempre più frequenti anche gli escursionisti che si presentano sui sentieri con infradito, scarpe da ginnastica inadatte o addirittura con calzature con il tacco, spesso attratti dalle immagini condivise sui social senza avere una reale preparazione.
Per questo il Soccorso Alpino e Speleologico rinnova l'appello alla prudenza. Il 112, ricordano i tecnici, deve essere contattato esclusivamente quando esiste un reale pericolo o un'effettiva impossibilità di rientrare in sicurezza. Ogni intervento evitabile può infatti sottrarre uomini e mezzi a chi rischia davvero la vita.
La raccomandazione è quella di pianificare con attenzione ogni uscita: studiare l'itinerario, verificare le previsioni meteo, scegliere equipaggiamento adeguato e valutare con onestà la propria preparazione fisica. Allo stesso tempo, i soccorritori ribadiscono che, in presenza di una vera emergenza, chiedere aiuto resta sempre la scelta giusta. Come ricorda Diego Clara, operatore del Soccorso Alpino della Val Badia: «Nel Soccorso Alpino entri di tua spontanea volontà, ma una volta che ti chiamano devi intervenire».


