BOLZANO. Aldino, elezioni europee: 22 voti per Fratelli d'Italia, 6 preferenze espresse. Tutte per Giorgia Meloni. Campo Tures, 109 voti e 60 preferenze per la premier. Solo una manciata per candidati del Nordest noti a chi si informa sui media italiani (Sergio Berlato) o a chi segue le indicazioni dei partiti sulle candidature regionali (Alessia Ambrosi).

Il risultato è analogo a Cornedo all'Isarco, e poi a Curon, a Falzes e in una serie di centri dove il consenso verso i partiti italiani supera la rappresentanza italiana. Nel frattempo, Laives elegge un sindaco del gruppo tedesco, Giovanni Seppi, con il sostegno della coalizione di centrosinistra. Entrambi i casi sono la dimostrazione di un voto trasversale ai gruppi linguistici. Che cosa sta succedendo?

«Non è una novità»

Il voto tedesco ai partiti italiani «non è una novità», constata il governatore Arno Kompatscher. «È già successo - fa notare - con Salvini, e prima ancora con Renzi e con Berlusconi. In particolare nelle valli ladine Silvio Berlusconi fece presa sugli albergatori. Ci sono sempre stati elettori del gruppo tedesco con simpatie per esponenti politici italiani». Si vota la persona, che sia Seppi o la premier.

Con alcuni corollari, come precisa Francisco Xavier Romero Caro, andaluso, ricercatore senior dell'Istituto di federalismo comparato di Eurac Research. La premessa è che europee e comunali sono elezioni diverse.

«Seppi - spiega - era già vice di Christian Bianchi e garantisce continuità nell'approccio alla gestione della città, perciò non sorprende che abbia ricevuto un voto italiano, anche in considerazione dei problemi interni al centrodestra». Alcuni protestano: così il gruppo italiano perde un altro comune. «Posso capire il ragionamento, ma non lo condivido. Perché un italiano dovrebbe sentirsi rappresentato da un candidato in quanto italiano, e viceversa? Seppi è mistilingue e non è il candidato prototipico della Svp».

Diverso è il discorso delle europee. Romero Caro sottolinea che «è mancata una offerta politica più a destra della Svp». Perciò l'elettorato di destra, se ha votato, ha scelto FdI. Che non è la Lega federalista, né la liberale Forza Italia. Romero Caro ipotizza che «parte del gruppo tedesco potrebbe avere un'idea di Europa vicina a quella di Giorgia Meloni, lontana dall'idea "mainstream" della Svp nel Ppe». Kompatscher replica: «Siamo un partito moderato, per qualcuno forse troppo. Ma non rincorriamo nessuno».

«Il gruppo italiano si sfarina»

Vale la pena di fare un passo indietro. Con una guida: l'italiano sindaco di Dobbiaco due volte, confermato nel 2015 con il 77% dei voti. Guido Bocher riflette sullo Statuto di autonomia: «È costruito su tre pilastri, i tre gruppi linguistici. Ma da alcuni decenni e in maniera sempre più accelerata il concetto di gruppo linguistico viene sempre più sfarinandosi nella comunità italiana. I cittadini italiani si sentono sempre meno "gruppo", e avvertono sempre meno la necessità di dare il loro doveroso contributo di gruppo all'equilibrato sviluppo di questa terra. Il venir meno quindi di uno dei tre "pilastri" mina alle fondamenta l'architettura statutaria, e ne impone una profonda revisione. Credo che nel medio periodo ci avviamo verso la "autonomia completa". Sarà raggiunta, supportata da un largo consenso che fa capo ai due gruppi linguistici tedesco e ladino, e - in maniera esplicita o implicita - a una pluralità di cittadini di lingua italiana e altri di origini migratorie. Costituisce, in fondo, la declinazione moderna dello storico concetto di autodeterminazione».