BOLZANO. «A Bolzano, raggiunti i 60 anni, una persona disabile al cento per cento, diventa magicamente autonoma e non ha più bisogno di assistenza. Chissà, magari può anche andare a fare il nonno vigile». Una battuta amara, amarissima, per descrivere la situazione surreale in cui si è trovato un 44enne originario di Roma, trasferitosi per lavoro nel capoluogo altoatesino da poco meno di dieci anni. 

L'uomo, sposato e padre di due bambini, assiste da sempre il fratello maggiore di 61 anni, affetto da una gravissima disabilità. 

«Ho perso mio padre quarant'anni fa - spiega l'uomo - e anche mia madre, che era anziana, se n'è andata da tempo. A mio fratello, che ha un'età cerebrale di un bimbo di due anni e ha bisogno di assistenza 24 ore su 24, voglio bene come a un figlio. Per questo, quando s'è presentata la possibilità di trasferirmi in Alto Adige per lavoro, ho accettato volentieri, ben sapendo che si tratta di una terra all'avanguardia in molti settori, non solo in campo nazionale, compreso quello dell'assistenza ai disabili». E così, il 44enne si trasferisce a Bolzano con l'inseparabile e amatissimo fratello, con la moglie e il loro primo figlio di due anni. Il secondo è nato 5 anni fa, qui, a Bolzano. 

L'impatto con l'Alto Adige è ottimo. «Mio fratello ha potuto accedere quasi subito ad un centro diurno di Assb, in via Fago 14, dove viene tutt'ora ospitato e accudito dal mattino fino alle 15.30. Già nel 2019 - prosegue l'uomo - ho presentato domanda per poter accedere ai servizi residenziali per disabili e, per alcuni anni, è stato primo in graduatoria, in attesa che si liberasse un posto. Così è stato fino al 2023 quando, puntuale come un orologio svizzero, al compimento del suo sessantesimo anno, l'Assb mi ha scritto per informarmi che, raggiunti i 60 anni, come da regolamento, mio fratello veniva depennato dalla graduatoria». Da quel momento, insomma, per Assb, il fratello disabile non ha più bisogno di assistenza e può continuare a beneficiare solo di un centro diurno. Non importa quali siano le sue condizioni. Di più non può avere. Da qui l'amara battuta del 44enne. 

Ma non c'è nulla da ridere. Perché le condizioni di salute dell'ormai quasi 62enne si fanno sempre più precarie e il fratello minore, che se ne prende cura da sempre, non ce la fa più. Conciliare il lavoro con l'assistenza all'amato fratello non è più possibile. «I miei figli reclamano il loro padre - continua il racconto - le cui attenzioni, invece, sono necessariamente rivolte quasi solo allo zio. I bambini ora sono due, l'appartamento è piccolo e anche mia moglie, che mi è stata sempre vicina in tutti questi anni, è davvero molto provata». Il quarantaquattrenne si muove, ma sembra che non ci sia nulla da fare per risolvere la situazione: il regolamento è il regolamento. «Tutti sono d'accordo con me, capiscono la mia situazione, ma nessuno fa nulla per cambiare una norma che è davvero assurda e che, di fatto, abbandona il disabile e i suoi familiari». 

L'uomo chiede aiuto direttamente al Comune ed entra in contatto con gli assistenti sociali. Gli viene consigliato di presentare domanda per un posto in casa di riposo. «Certo non metto in dubbio la professionalità degli operatori delle case di riposo - spiega - ma il loro servizio, sicuramente ottimo, non è adeguato ad una persona nelle condizioni di mio fratello. Non si tratta di assistere un anziano in difficoltà, ma di prendersi cura di una persona bisognosa di cure continue, giorno e notte ».©RIPRODUZIONE RISERVATA