BOLZANO. «Dove siete diretti? Sempre verso casa!» Sarà stata la citazione di Novalis (al secolo Friedrich von Hardenberg), scrittore tra i maggiori rappresentanti del romanticismo tedesco del Settecento, ad ispirare l'impresa compiuta da Sandro Dallago, 62 anni, bolzanino, padre di tre figli, insegnante di educazione fisica alle scuole superiori in pensione, a lungo presidente di società sportive tra cui Triathlon Alto Adige e la società ciclistica giovanile Gs Alto Adige.«Orgogliosamente pensionato», apprezzato protagonista di imprese "no limit" di casa nostra. Nella bacheca dei trofei di Dallago sono esposti i riconoscimenti ottenuti da triatleta, dove luccicano, tra gli altri, i numerosi podi di categoria ai campionati italiani, europei e mondiali. La coccarda tricolore di campione italiano - categoria amatoriale - di winter triathlon, la medaglia di bronzo ai mondiali di Wtriathlon, quella d'argento ai campionati europei di WTriathlon e la medaglia di bronzo ai campionati europei di duathlon. Cosa lega Sandro Dallago a Friedrich von Hardenberg (in arte Novalis)? È quel filo rosso dell'impresa romantica del viaggio, intesa come un'esplorazione interiore, un ritorno al proprio vissuto. Visione romantica arricchita dal ricordo di mamma Edda e dalla promessa, fatta a lei, di esplorare l'Italia in un viaggio in solitaria ed in bicicletta.

Un fioretto o un sogno nel cassetto?

Mezzo e mezzo, nel senso che mi ero proposto, appena andato in pensione, di attraversare l'Italia partendo da Palermo, la punta più estrema, fino a casa mia a Bolzano. Impresa che ho messo in agenda l'11 luglio scorso, in coincidenza del compleanno di mia madre Edda, scomparsa 5 anni fa, che è stata una viaggiatrice appassionata. Idealmente ho fatto il viaggio insieme a lei. Mia madre ha sempre viaggiato e mi ha trasmesso la stessa passione. A 18 anni, quando ho avuto la possibilità di muovermi in autonomia, ho cominciato a viaggiare con la bicicletta. Così, una volta raggiunta la pensione, ho deciso di fare questo viaggio in solitaria.

Com'è iniziata questa la nuova avventura?

Ho preso il volo Verona-Palermo e una volta atterrato a Punta Raisi ho scaricato e ho montato la mia bici, quella che solitamente uso per girare per le strade di Bolzano, perché voleva proprio fare il turista disincantato.

Quanti chilometri ha percorso e in quanto tempo?

Ho pedalato per 1976 chilometri suddivisi in 14 tappe, per una media giornaliera di 141 chilometri. Ero tentato di arrivare a 2000 chilometri (ma poi mi sono detto che andava bene anche così...) e 11.800 metri di dislivello. L'unico tratto in pianura è stato quello della Pianura Padana che ho attraversato da Bologna a Mantova...anzi sino al lago di Garda. Tutto il resto è stato un su è giù, in particolar modo in Calabria.

Cosa ha apprezzato di più in questo viaggio?

Mi hanno accompagnato il ricordo di mia mamma e l'idea di libertà. Vivevo alla giornata. Partivo prefissandomi una meta. Più o meno 130 chilometri al giorno, ma poi dipendeva da quanto ero stanco, quanta sarebbe stata la voglia di continuare. Mediamente pedalavo per 6-7 ore. Partivo alle 8 e verso le 16-17 arrivavo a destinazione. Me la prendevo con molta calma: mi facevo il caffè a metà mattina con un bagno in mare, il pranzo e poi un altro bel bagno.

Com'è stato girare l'Italia in bici?

Fantastico. L'avevo girata in moto, l'avevo girata in macchina, l'avevo girata in camion per lavoro, ma in bicicletta è stata tutta un'altra cosa. Tutta un'altra sensazione perché si ha una visuale a trecento sessanta gradi, viaggiando ad una velocità che permette di guardarsi attorno, osservare e vedere delle cose che con altri mezzi non sarebbe possibile.

Qual è il ricordo che le rimane?

Il colore, il profumo, la musica del mare. Sono stato sempre accompagnato dal mare. Alla mia sinistra ho avuto sempre il mare, e questo mi trasmetteva un senso di tranquillità assoluta e di serenità. Un mare immenso che mi ha accompagnato da Palermo fino a Cecina.

Qualche inconveniente di percorso?

No, non ho mai bucato, mai avuto un problema...forse qualche difficoltà l'ho avuta nella ricerca delle strade visto che una volta mi sono ritrovato su una superstrada e la polizia stradale mi ha riportato fuori.

Il suo navigatore?

Il mare perché lo dovevo avere sempre a sinistra, quindi se per qualche motivo me lo trovavo dietro voleva dire che stavo sbagliando strada.

Sempre diretto verso casa...Sì, l'obiettivo era quello però diciamo che durante il viaggio mi sono sentito sempre a casa. L'Italia è un Paese straordinario; immensamente bello però ci vorrebbero tre anni per visitarlo tutto.

E quando si è ritrovato a pedalare nell'ultima tappa che la riportava a Bolzano, cosa ha pensato?

Che ce l'avevo fatta. Alla vigilia della partenza mia moglie Claudia mi ha chiesto quando sarei tornato. Le ho risposto che non lo sapevo, perché non potevo sapere cosa avrei dovuto affrontare.

Quando è tornato a casa?

Il 25 luglio è stata l'ultima tappa. All'altezza di Ora mi vedo arrivare incontro due bici sulla ciclabile, e mi sono spaventato perché venivano proprio incontro a me e mi sono detto: non è possibile che faccio un incidente a 20 chilometri da casa! In realtà erano mia moglie e mio figlio Andrea che mi erano venuti incontro per accompagnarmi a casa in quegli ultimi chilometri.