BOLZANO. Si era messa in casa, appeso a una parete, un cartello stradale. Uno di quelli tondi, cerchiati di rosso con al centro il limite dei 90 all'ora. Per lei, Rita o meglio Margherita, Bonvicini quello era stato un segno dei tempi, i suoi. «Me l'aveva portato Anna Lageder, la moglie di mio nipote Matteo», ricorda. Tant'è che aveva chiesto, dieci anni fa, di cospargerlo di firme dei suoi due figli, cinque nipoti e - se avessero saputo scrivere allora - sei bisnipoti.

«Subito dopo - aggiunge adesso - ho chiesto di preparare il cartello dei 100». Poteva essere un limite. Non lo è stato. Tant'è che proprio oggi, (ha festeggiato ieri, 19 settembre), Rita Bonvicini festeggia il secolo. I cento anni sono stati raggiunti e superati. Senza una contravvenzione. «La ragione di questo traguardo? La famiglia», spiega. Costruita con le sue fondamenta più di ottant'anni fa. Lei e Sandro Bonvicini, che sarebbe poi diventato il suo compagno per la vita, si conobbero al liceo. Non avevano neppure 16 anni, quel giorno al Carducci quando le loro esistenze si incrociarono: «Sono sicura che sia stato proprio l'amore che ci ha legato così a lungo, la chiave anche del mio essere stata bene e felice fino ad oggi. L'ho adorato».

Sempre lucida e presente a se stessa, ha passato un po' di ore, ieri pomeriggio dal parrucchiere: «Sabato (20 settembre) ci vedremo tutti sul Renon». È lì la festa. Cui parteciperanno non meno di ottanta invitati tra parenti stretti e meno, amici e persone che hanno vissuto tanti momenti insieme. Fino al 2016 c'era anche Sandro, il fondatore della "Bonvicini" probabilmente la più storica e conosciuta farmacia bolzanina. Era il 1966 e per l'inaugurazione salì a Bolzano l'allora ministro Giulio Andreotti. Poi, negli anni successivi, giunse anche la clinica, guidata oggi dal figlio Paolo, con i nipoti Matteo e Alessandro.

Una famiglia con valori precisi: Sandro è stato partigiano nelle brigate Garibaldi e suo padre, Luciano, sindaco di Bolzano appena dopo la Liberazione. Fino a poche settimane fa, a proposito di cartelli stradali, Rita Bonvicini guidava sicura la sua 600. Lo avrebbe fatto ancora: «Mi stavano rinnovando tranquillamente la patente». Ha invece deciso che no. A cento anni ha così lasciato la sua auto ai nipoti: «Ne avranno bisogno», spiega sorridendo. Una donna che ha attraversato il nostro secolo breve sempre tenendo stretti i suoi tratti di gentile eleganza.

Ma mai rinunciando alla vita. Come quando, in barca davanti alle coste croate - la vela è sempre stata una passione di famiglia, dai padri ai figli - finirono tutti in acqua per via di una piccola esplosione che li fece affondare: «Eravamo in cinque - racconta - io e Daniela, mia nuora, da una parte, con Lucia, Sandro e Paolo dall'altra, quando una bombola del gas prese fuoco». Non sa ancora oggi come sarebbe finita se non fosse passata vicino a loro una nave che portava acqua alle isole. «Faceva quella rotta una sola volta alla settimana. E in un'area precisa. Ma passò proprio quel giorno. E in quell'ora, davanti a Sebenico». Un segno del destino.