BOLZANO. I sorrisoni, le famiglie e gli amici assiepati nell'aula magna, il cerimoniale con l'inno Gaudeamus igitur in chiusura, il lancio del tocco. Gli abiti: gli eleganti completi formali dei neolaureati in Economia e i magnifici azzardi di artiste e designer. Spunta anche qualche sparuta corona d'alloro. La peculiare coreografia della consegna dei diplomi di laurea e di dottorato della Lub è ormai una tradizione: a cambiare sono le persone che popolano questa città nella città, le loro storie, le loro aspettative.

Parlare con loro apre lo sguardo sulla città e sulle esigenze di spazio per creare e di un mercato degli affitti più equo. Ieri 359 dei 660 neolaureati e neolaureate delle facoltà di Economia, Ingegneria, Design e arti e Scienze agrarie, ambientali e alimentari hanno celebrato il traguardo a Bolzano. Così il rettore Alex Weissensteiner: «Da anni attiriamo studenti e studentesse molto motivati che si stimolano a vicenda per ottenere buoni risultati. Siamo orgogliosi di loro». Presenti i presidi e le presidi di facoltà, il vicesindaco Stephan Konder e l'assessora Johanna Ramoser.


Gaia D'Inzeo, emiliana, dopo la triennale all'Accademia di Belle arti di Bologna ha scelto Bolzano «per il corso unico in Italia, la magistrale in Eco-social Design», dice. Qui ha conosciuto Anton Ropers, di Monaco di Baviera, che ama praticare l'italiano. Il futuro insieme? «Forse qui, o forse altrove», rispondono. Tutte le strade sono aperte. Giorgia Baccichetti (anche lei neolaureata magistrale in Eco-social Design), di Treviso, ha fatto la triennale allo Iuav. «A Bolzano mi sono trovata tanto bene che ci siamo appena trasferiti qua», sorride, indicando il fidanzato. Come buona parte dei neolaureati della Lub sta già lavorando, con un'associazione che si occupa di persone con disabilità.

Ludovica Faro è arrivata da Catania per la triennale in Arte. Ora studia Editoria a Urbino. «Il tedesco? Una lingua interessante, soprattutto per la possibilità di praticarla», spiega. Il difficile (lo conferma il gruppo di amici intorno a lei) è l'accesso alla casa. In media, una stanza costa 500 euro al mese. La vita studentesca, poi, spesso contrasta con le abitudini dei residenti. Che cosa potrebbe fare, Bolzano, per accogliere? Ludovica Faro ha una risposta pronta: «Farci fare più musica». «E far calare i prezzi delle case», aggiunge un amico, «Gli studentati privati sono competitivi per il mercato internazionale, ma producono un aumento degli affitti generale».

«Non è sempre facile trovare casa: aiutano le conoscenze», spiega Alessia Facchin, bellunese, neolaureata magistrale in Accounting and Finance (praticante in uno studio di commercialisti) così come il triestino Zaccarias Pelos, il quale con la casa ritiene di essere stato fortunato: «Inoltre, a Bolzano i posti letto negli studentati sono un po' di più rispetto ad altre città, benché comunque non molti». Descrivono un percorso trilingue, impegnativo, che «apre molte possibilità e offre un'ottima rete di contatti e un ambiente culturalmente vario». Costanza Massaro si è laureata alla triennale in Economics and Management e ora studia Accounting and Finance: «Mi piacerebbe diventare revisore e commercialista». È di Benevento e ha scelto Bolzano «per il trilinguismo», afferma, «e nella città mi sono trovata bene: basta trovare il gruppo giusto, ci sono tante associazioni studentesche».

Nell'atrio dell'università, ecco Sophia Cedioli, di Cesena (magistrale in Food Sciences for Innovation and Authenticity), «innamorata di Bolzano, come contesto universitario e di vita», dichiara. È con le amiche «dottorate» in Food Engineering and Biotechnology. Sonia Monterisi, di Bari, ha conseguito alla Lub già la magistrale: «L'ambiente è stimolante, ormai mi sento quasi una bolzanina». Anastasia Palatzidi è arrivata da Atene su suggerimento di un suo professore in Grecia che conosceva un docente della Lub. A Bolzano ha scoperto «come è vivere in una città più vicina alla natura, diversa dalla metropoli, e ho potuto fare una bella ricerca al Noi Techpark: un'opportunità che purtroppo nel mio Paese non avrei avuto». S.M.