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BOLZANO. Frenata sui medici a gettone, forniti dalle coop di servizio e da ditte esterne. Il Governo ne impone l’impiego nelle aziende sanitarie solo in caso di urgenza, per un massimo di 12 mesi, senza possibilità di proroga e solo se è impossibile utilizzare personale in servizio. Previsto anche un tetto di retribuzione. E intanto l’Asl - in carenza d’organico - fa sapere che in provincia di Bolzano lavorano 26 gettonisti: 9 pediatri tra gli ospedali di Silandro e Merano, altri 7 a Bressanone e 10 anestesisti a Silandro. «Senza di noi rischiano di chiudere servizi», dicono gli interessati.
Per i sindacalisti Edoardo Bonsante (Anaao) e Ivano Simioni (Bsk), il danno è ormai fatto: «I gettonisti tappano i buchi ma per tutti noi è una sconfitta finiremo come gli Usa. Tra gettoni e contratti d’opera la sanità privata è già dentro il pubblico». Per Simioni «servono per mandare avanti gli ospedali ma non sono ben inseriti nel sistema, perché oggi sono qui domani chissà e poi non conoscono bene i pazienti ed i casi clinici. Va da sé che la qualità del loro servizio sia per forza di cose inferiore rispetto a chi è fisso in reparto». Ma come se ne esce? «Con strategie a lungo termine, nuovi contratti con più denari, prospettive di carriera, attrattività e miglioramento delle condizioni lavorative».
Ma è solo l’inizio. Bonsante è preoccupato. «Gravi sono le responsabilità di chi ha condotto la sanità pubblica a questa situazione. Tra “gettoni” e contratti libero-professionali di medici ed infermieri la sanità privata è già entrata di fatto e da anni nel pubblico». Secondo lei un bene o un male? «Dipende dai punti di vista. Per il cittadino-contribuente un male. Per alcuni professionisti sanitari - e penso ai gettonisti - un bene. Per gli altri, tutti quei medici che credono nella sanità pubblica come un valore oltre che un dovere di uno Stato civile e democratico, assieme a Scuola e Sicurezza, un male».
I sindacati non hanno dubbi: quando il privato è via obbligata è evidente che si è sbagliato. «Serve una presa di coscienza dei cittadini che se andiamo avanti così rischiano seriamente di trovarsi nella condizione degli amici statunitensi e di tutti quei paesi dove ai soccorritori viene chiesto di vedere la carta di credito prima di pensare alla salute del paziente. Noi medici in qualche modo ce la caveremo, così come gli amici infermieri. Ci ricicleremo nel privato, dove non faremo più le notti ed i festivi, dove probabilmente staremo meglio e più tranquilli. La palla però passa al cittadino. Stanno già cominciando le mobilitazioni nelle piazze d'Italia, speriamo che Bolzano e la nostra provincia non facciano eccezione, sentendosi erroneamente diverse.
Ormai i medici sono attratti non solo dagli stipendi europei ma anche dalle possibilità di carriera professionale, perlopiù negate in Alto Adige, ancorato a logiche difficilmente modificabili. I giovani magari all'inizio potranno volere effettivamente un periodo ospedaliero in cui "farsi le ossa" ma poi se ne andranno. E finiremo anche col perdere la classe dei 45-50enni, i più esperti che, se non riusciranno ad entrare nei pochi percorsi di carriera esistenti, come già succede, lasceranno i reparti portandosi via un bagaglio importante di esperienze e competenze acquisite.
Lasciare il pubblico a noi medici-cittadini che ci crediamo, dispiacerà molto, ma sarà inevitabile se non si inverte la tendenza». Jamil Abbas, medico libero professionista al San Maurizio, attraverso la Medical Service Südtirol fornisce specialisti a gettone anche all’Asl per colmare il fabbisogno di personale e non capisce l’accanimento del Governo. «È ridicolo gridare allo scandalo. Che dire delle convenzioni con i privati (servizi, esami radiologici; visite specialistiche), perché le une no e le altre sì?»
V.F.


