VAL D'ISARCO. Dai ripidi vigneti della Valle Isarco alle carte dei vini di New York, Tokyo, Sydney e Auckland. I vini bianchi della Valle Isarco prodotti dalle 24 cantine riunite nell'associazione EisacktalWein continuano a ritagliarsi uno spazio sui mercati internazionali.

Non esistono dati complessivi sull'export dell'associazione, ma le testimonianze dei produttori raccontano una tendenza chiara: per molte aziende il mercato estero è ormai una componente essenziale del fatturato e uno dei principali motori di crescita. Le percentuali cambiano da azienda ad azienda. La Cantina Valle Isarco esporta circa il 15% della produzione, lo Strasserhof di Novacella il 20%, l'Abbazia di Novacella il 25%, mentre realtà come Hoandlhof e Weingut Röck raggiungono il 30%.

Numeri diversi, ma una convinzione condivisa: i vini bianchi della Valle Isarco hanno ancora ampi margini di sviluppo fuori dai confini italiani. Gli Stati Uniti restano il mercato di riferimento. Per l'Abbazia di Novacella assorbono circa il 60% dell'export. «Il consumatore americano conosce ormai l'Alto Adige e, in parte, anche la Valle Isarco come regione vinicola», osserva Werner Waldboth, direttore marketing e vendite della cantina, «ma anche negli Stati Uniti i consumi stanno diminuendo e l'aumento dei prezzi dovuto ai dazi rende necessario individuare nuovi mercati».

Per questo l'Abbazia di Novacella guarda con interesse ai Paesi nordici e all'Europa orientale, dove il potere d'acquisto è in crescita e aumenta la domanda di vini di qualità. I suoi vini arrivano oggi fino alla Nuova Zelanda.

La necessità di diversificare è condivisa anche dal neo presidente di EisacktalWein, Hannes Baumgartner, titolare dello Strasserhof di Novacella. «Esportiamo circa il 20% della nostra produzione negli Stati Uniti, in Giappone, Danimarca, Germania e Svizzera. Quest'anno si sono aggiunte anche Polonia e Repubblica Ceca e credo che nei prossimi anni l'Europa dell'Est acquisirà sempre maggiore importanza». Baumgartner evidenzia però anche il limite dimensionale delle aziende della valle: «In alcuni grandi mercati i nostri prezzi possono risultare elevati e i volumi troppo contenuti».

Il Giappone è ormai una delle destinazioni più promettenti. Lo conferma Carmen Augschöll, titolare del Weingut Röck di Villandro, azienda biologica che produce circa 13 mila bottiglie all'anno. «Il nostro mercato principale è proprio il Giappone, seguito dalla Danimarca. I consumatori apprezzano vini autentici, freschi, con una buona acidità e capaci di accompagnare il cibo».

Per consolidare questi rapporti, il prossimo anno l'azienda visiterà per la prima volta il Paese asiatico. «Per una piccola denominazione come la Valle Isarco è fondamentale trovare partner commerciali che condividano i nostri valori e sappiano raccontare il territorio».

Per Simon Pliger del Kuenhof il successo internazionale nasce proprio dall'identità della valle: «Negli ultimi anni abbiamo visto crescere l'interesse soprattutto negli Stati Uniti, in Giappone e nei Paesi del Nord Europa. Ma la sfida più grande è rimanere fedeli alla nostra identità. Sarebbe un errore seguire le mode o copiare le tendenze internazionali».

Secondo Pliger, sono il microclima alpino, le forti escursioni termiche e il lavoro manuale nei vigneti terrazzati a rendere unici i vini della Valle Isarco.

Tra le testimonianze raccolte, una delle più dirette è quella di Manni Nössing, del maso Hoandlhof. La sua azienda esporta circa il 30% della produzione e gli Stati Uniti rappresentano il mercato principale. Ma dietro ai numeri c'è un lavoro tutt'altro che semplice. «Tutti pensano che esportare in America sia facile, ma trovare il partner commerciale giusto è molto difficile», racconta. «Serve un importatore che creda davvero nell'azienda e nel suo modo di lavorare, che voglia conoscere il produttore».

Per Nössing, inoltre, una piccola cantina non può permettersi di dipendere da un solo Paese. «È importante essere distribuiti in diversi mercati, così da non subire una pressione eccessiva sui prezzi». Tra le destinazioni più lontane raggiunte dai suoi vini ci sono Australia e Giappone.

Anche la Cantina Valle Isarco, oggi presente con le proprie bottiglie in oltre 25 Paesi, vede nel mercato internazionale uno dei principali fronti di sviluppo. «La domanda si orienta sempre più verso vini eleganti, freschi e fruttati. È esattamente lo stile della Valle Isarco», spiega Armin Gratl, dal 2014 direttore generale della Cantina Valle Isarco.

«Vitigni come Sylvaner, Kerner, Riesling e Grüner Veltliner incuriosiscono perché sono poco conosciuti e permettono di distinguerci dalla concorrenza», dice. Ma la vera sfida resta far conoscere una denominazione ancora giovane dal punto di vista della notorietà internazionale. «Per questo è fondamentale raccontare il territorio. Le immagini dei nostri pendii ripidi e dell'altitudine spesso spiegano meglio di mille parole cosa rende speciali i nostri vini».

Dalle diverse esperienze emerge un filo conduttore comune. Le aziende della Valle Isarco non puntano sui grandi volumi, ma su qualità, identità e autenticità. In un mercato globale sempre più competitivo è proprio questa la carta che intendono giocare. Con una convinzione condivisa: per una piccola denominazione di montagna, fare squadra e raccontare il territorio vale quanto produrre un grande vino.