BOLZANO. La riforma del 2014 per tagliare i vitalizi d’oro, decisa sull’onda dell’indignazione popolare dagli allora governatori Arno Kompatscher e Ugo Rossi, per rimediare alla legge del 2012 voluta dalla stessa maggioranza Svp-centrosinistra, con cui si era introdotta la possibilità di ottenere in anticipo una parte del vitalizio spettante, non è riuscita a evitare gli effetti abnormi che hanno continuato a perpetuarsi fino ad oggi e che sono stati amplificati ora dall’impennata dell’inflazione.

La certificazione dell’incapacità della politica di correggere - quando scoperta - i suoi stessi “errori”, soprattutto quando si tratta di definire i propri compensi, la si è avuta in questi giorni con l’intervento in extremis del consiglio regionale, allarmato dai calcoli relativi ai vitalizi per alcuni ex consiglieri come gli altoatesini Sabina Kasslatter (Svp) o Mauro Minniti (An) per i quali si sarebbe arrivati a cifre di 3 milioni di euro lordi ciascuno e seguiti a distanza ma non troppo dalla trentina Marta Dalmaso (Pd).

Si tratta di tre ex consiglieri che quest’anno, al compimento dei 60 anni, maturano il diritto a ricevere l’assegno vitalizio e a riprendersi la quota di valore attuale netto attualizzato comprensivo dell’ex quota del Fondo Family che avevano restituito dopo la legge del 2014 e che ora vengono ricalcolati in base ai criteri definiti dalla riforma, ma anche a una maggiore aspettativa di vita (allora era calcolato sui 65 anni ora su 60) e tenendo conto della rivalutazione in base all’inflazione programmata ora oltre il 10%, che per “pudore” il consiglio regionale ha rimpiazzato con l’indice dei prezzi al consumo armonizzato Ipca che è all’1,8%. I tre incasseranno complessivamente compensi per 5 milioni lordi invece degli 8 milioni con la rivalutazione Istat, ma comunque cifre che non faranno rimpiangere quanto restituito nel 2014 e che ora tornerà in sacoccia.

I tagli che non si vedono
Il calcolo, per ora, è stato fatto dagli uffici del consiglio regionale solo per questi tre ex consiglieri perché prima della fine della legislatura vanno liquidate loro le cifre. Il dato più sconcertante di tutta questa vicenda è che, come si era paventato già 9 anni fa, quando si fece la riforma per ridurre le quote attualizzate, il meccanismo adottato per i 40 consiglieri o ex consiglieri ancora in attesa di maturare il diritto al vitalizio (87 erano invece quelli che già ricevevano l’assegno), non ha garantito i risparmi annunciati, Anzi.
Questi 40 consiglieri o ex consiglieri che nel 2014 non avevano ancora maturato il diritto e hanno dovuto restituire tutte le somme che avevano ricevuto (valore attuale netto più quota Fondo Family), si sono ripresi questi soldi con il compimento dei 65 anni (che scendono a 60 anni per chi ha fatto almeno due legislature). Molti si sono ritrovati, grazie all’aumento dell’aspettativa di vita e alla rivalutazione con cifre non molto diverse rispetto a quelle restituite nonostante la riduzione del valore attuale secondo i criteri della riforma 2014. Ora restano 11 ex consiglieri per un costo stimato di 10 milioni per le casse regionali. Quest’anno raggiungerà il traguardo anche Roberto Bombarda (Verdi)

Tra sorprese e toppe
Il consigliere provinciale Riccardo Dello Sbarba (Verdi) ha 69 anni ed è uno degli alla fine della legislatura riceverà il vitalizio e la quota attualizzata: «Per me il calcolo non è stato ancora fatto. Ma io sono “vecchio” rispetto a chi lo riceve a 60 anni. L’aspettativa di vita conta molto insieme al numero di legislature e l’inflazione. Su tutta questa materia è stato un continuo metterci le toppe con provvedimenti a sorpresa dell’ultimo minuti per questo noi non abbiamo partecipato al voto».