BOLZANO. Con le piante ci parla. E che le dicono? «Ad esempio che se non ti senti bene di stomaco ci sono io, l'Achillea millefoglie». Non ha scoperto l'America, Wolfgang Dibiasi, ma ha trovato il modo di farlo sapere a centinaia di migliaia di persone in attesa di sollievo. Nel senso: che le piante fossero un universo di possibile benessere è una questione che affonda le sue radici nella notte dei tempi. Tuttavia in quella notte non c'erano i social. Sta qui l'America di Wolfgang che giorno dopo giorno ha messo insieme una platea incredibile. Studi all'università di Innsbruck, vita tra Bolzano e Termeno, dotazione di schermi che neanche la Nasa, ha dovuto transitare attraverso gli sguardi carichi di ironia di colleghi e professori, ma ora ha una legione di lettori, una marea di contatti che chiedono e vogliono riscontri scientifici perché va bene le piante, ma oggi c'è una maggior cultura diffusa ed è complicato spargere ricette a caso. «Se lo facessi - spiega - il giorno dopo mi troverei da solo». Non lo è. I suoi numeri sono da capogiro: 2 milioni di accessi al mese. Come se una metropoli stesse lì, davanti ai suoi messaggi, testi, illustrazioni, elenchi di piante e ricettari naturali giorno dopo giorno, da mattina a sera.

Ce la fa?

Mi sono abituato. E alla fine è diventato il mio lavoro.

Nel dettaglio, quali piattaforme? E che numeri riscontra?

Soprattutto su Youtube, dove posso fare molti video in diretta, e Instagram.Sulla prima 200 mila fissi e quasi 40 mila sulla seconda piattaforma. Ma la questione che più mi sta a cuore sono gli accessi. E lì si va sui milioni al mese.

Cos'è che attira?

La semplicità. Io mi mostro e spiego evitando di fare tanti giri di parole.

Per dire cosa?

Parto da un elemento, che noi siamo un insieme. Voglio dire: non è che quel piccolo malessere che sentiamo nella pancia sia nato e cresciuto solo lì.

E dove se no?

Il nostro corpo è un collegamento continuo. Stati d'animo, sensazioni, ciò che ci accade nella testa non sta fermo lì e non si muove. Se passiamo ore sotto stress per un pensiero fisso, poi questo pensiero gira e infine, magari, si ferma in un luogo e lì si fa sentire.

Come chiamiamo questa visione?

Approccio olistico. Oggi non è una cosa da stregoni. Ormai anche nella medicina tradizionale è sempre più accettato che all'origine di un problema non ci sia solo quel problema che emerge in quel particolare punto del nostro corpo, ma che noi siamo un insieme che dialoga.

Nella pratica che significa?

Tenere la mente aperta. Non chiudersi nella certezza che una pastiglia chimica, che ha chiari benefici, risolva i nostri problemi. Abbiamo gli armadi pieni di medicine e lo apriamo come fosse lo scaffale di un supermercato.

Invece?

Io sono partito dalle piante. Da biologo ci ho messo il naso a lungo, scoprendo la possibilità che infiniti problemi possano essere affrontati in modo meno invasivo sfruttando le proprietà delle piante. Non equivochiamo: malattie serie e gravi vanno affrontati con protocolli medici precisi ma una quantità enorme di malesseri hanno possibilità di venir curati con la natura.

Lei ha parlato subito della Achillea

La porto sempre ad esempio. I suoi benefici, per i disturbi intestinali sono talmente evidenti da essere accettati anche nelle sedi più tradizionali. E come lei tantissime erbe. Lo si sapeva, lo si sa, ma la chimica è rassicurante.

E la sua formazione anche zoologica?

Gli animali sono il nostro specchio. Se li si osserva per bene può succedere che si cambi anche il nostro approccio al quotidiano. Con loro si va al dunque.

C'è chi dice che gli animali domestici possono avere una funzione terapeutica. È vero?

Parlate con i milioni di proprietari di cani e di gatti. Al di là dell'affetto che si può avere per loro, ognuno dirà: che bene che sto con lui sulla pancia. Ecco, non è solo una illusione. Ci sono studi scientifici sugli effetti che le fusa di un gatto, le sue vibrazioni possono incidere sull'umore e dall'umore scendere fino agli organi che da questi cattivi umori sono influenzati: tensioni, irrigidimenti muscolari.

Tutto serve?

Molto serve. A tanto di cui non sospettiamo. La natura è lì, serve che noi ci prendiamo il nostro tempo. Non occorre correre sempre alla pastiglia.

Come usa i social?

Dialogando in diretta. Parlo ma aspetto anche le obiezioni. Niente è oscurato di quello che accade in questi botta e risposta. Sarà questo che mi ha fatto andar bene le cose.

Adesso cosa ci si deve aspettare da lei?

Qualche novità sempre. Ad esempio che sto sperimentando e a poco a poco introducendo l'intelligenza artificiale. Non per mischiare le carte: per semplificarle. Piante, erbe, rapporto con gli animali, osservazione del proprio corpo dentro un approccio olistico che non lasci fuori nessun elemento, da quelli psichici a quelli fisici, ecco in tanti casi l'AI aiuta a creare situazioni più accessibili sul piano della fruizione diretta.

Quando dice animali intende proprio tutti?

Certo, ho a che fare anche con ragni e serpenti. P.CA.