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BOLZANO. «Questa sentenza riporta la speranza che possa iniziare una inversione di tendenza del modello imperante in provincia e non solo che pone la monocultura dello sci da discesa come la principale forma di sviluppo per le nostre vallate, a scapito della sostenibilità e della biodiversità dell’ambiente alpino». Così il Cai Alto Adige prende posizione dopo la sentenza del Consiglio di Stato che ha accolto il ricorso degli ambientalisti contro i nuovi impianti di Solda.
«Siamo nel parco dello Stelvio, in un’area caratterizzata da una notevole naturalità che si ammira nel suo fascino percorrendo il sentiero Morosini che dal rifugio K2 porta al Coston e da qui al Milano», scrive il Cai.
«La nuova infrastruttura sciistica avrebbe comportato la perdita di un sito con eccezionali caratteristiche di naturalità e conservazione, frammentando habitat, ostacolando gli spostamenti della fauna selvatica, portando ad una perdita di biodiversità, inoltre dal punto di vista paesaggistico avrebbe creato un danno irreparabile poiché avrebbe intaccato la morena glaciale presente lungo il crinale di cima Coston e il torrente Gratseebach che origina dalla vedretta di Solda».
«Meraviglia – continua il Cai – che le istituzioni della Provincia di Bolzano abbiano a suo tempo approvato un progetto incompatibile con i valori naturalistici e paesaggistici che il Parco Nazionale dello Stelvio si propone di tutelare per la conservazione della sua biodiversità e la promozione di un turismo sostenibile. Rammentiamo infatti come a tanti anni di distanza dalla sua istituzione, il parco manchi ancora di un piano e di un regolamento attualmente faticosamente in via di elaborazione».
«Non serve, come spesso succede, nascondersi dietro il paravento della mobilità sostenibile, non è certo con nuovi impianti di risalita come questo che si risolvono i problemi di un traffico che qui, come in tanti altri luoghi della nostra provincia, stanno peggiorando la qualità di vita dei locali e dei turisti che ci amano per quello che non saremo più se non cambiamo registro».
Il CAI – conclude la nota – ritiene che «non vi siano le condizioni per ulteriori espansioni dei comprensori sciistici verso zone intatte e che sia necessario preparare la transizione verso modelli differenti di sviluppo che superino la “monocultura dello sci” si orientino e verso una nuova economia montana orientata alla sostenibilità».


