BOLZANO. Una troupe quasi del tutto altoatesina, il paesaggio dell'altopiano del Salto e una storia da raccontare. "Thunder è mio fratello" (wt) è il cortometraggio scritto e realizzato dai giovani sceneggiatori e registi bolzanini Stefania Accetulli, 28 anni, e Matteo Raffaelli, 31 (nella foto). Dopo anni di lavoro e gavetta cinematografica nei progetti degli altri, e dopo il successo al 48 Ore Bz Film Festival, hanno deciso di unire le forze per raccontare una storia «che parlasse davvero a entrambi». Al Bolzano Film Festival hanno conosciuto la produttrice Traudi Messini, di Mediaart production coop, che ha deciso di scommettere sul loro talento. Ne è nato un corto di venti minuti che parla di decisioni, lutto e crescita personale. Una scelta coraggiosa in un'industria sempre più «competitiva».

«Il cortometraggio vive soprattutto nei festival, non è come un lungometraggio che può essere distribuito più facilmente. Noi abbiamo deciso di investirci perché ci crediamo, e siamo grati ai tanti ragazzi che hanno lavorato con noi», spiega Stefania Accetulli.
Di cosa parla il cortometraggio?

La protagonista, interpretata da Ludovica Martino, famosa per Skam Italia e altri lavori importanti, si chiama Irene - risponde Matteo - ha trent'anni ed è una ragazza di città che arriva in un maneggio dove si sente completamente fuori posto. Lì incontra Tobias, interpretato da Anton Algrang, attore altoatesino conosciuto soprattutto in Germania, che invece è il suo opposto. Nasce un'amicizia che aiuterà Irene ad affrontare il vuoto lasciato dal suicidio del fratello. Tutto ruota attorno all'eredità che lui le ha lasciato: Thunder, un cavallo anziano. La trama, però, non parla di suicidio - aggiunge Stefania - non perché sia un tabù, anzi. È necessario parlarne. Ma perché questa parola sposta immediatamente l'attenzione, mentre il centro del film è un altro. La storia parla di decisioni. La protagonista è una persona incapace di prenderne, mentre il fratello ha scelto la decisione più estrema possibile. Tutto ruota attorno a questo conflitto.

Il cavallo è simbolo di tutto questo?

Irene scopre che mantenere Thunder è troppo costoso e che non può permetterselo - prosegue la regista - ma il gestore del maneggio la avverte che il cavallo rischia il macello. Metaforicamente la domanda diventa: come salvo l'ultima parte viva di mio fratello? All'inizio Irene è arrabbiata, con lui e con il mondo in cui si è ritrovata e che non riesce ad apprezzare. Vorrebbe soltanto andarsene. Poi, poco alla volta, farà pace con ciò che la vita le ha messo davanti.

Anche il paesaggio altoatesino ha quindi un ruolo importante…

Girare sull'altopiano del Salto, con quella bellezza attorno, ci ha aiutati tantissimo - spiega Matteo - In generale realizzare il cortometraggio non è stato semplice: avevamo pochissimi giorni, cinque per l'esattezza, tante scene e sveglie all'alba. Però ne è valsa la pena. La troupe era composta quasi interamente da professionisti altoatesini, italiani e tedeschi. Un bellissimo mix. Entrambi viviamo a Roma, quindi è stato ancora più bello poter raccontare casa nostra.
Come vi siete formati nel cinema e com'è il settore oggi per i giovani?
Dopo il diploma al liceo Pascoli - risponde Stefania Accetulli - mi sono trasferita a Bologna per frequentare l'Accademia di Belle arti. Poi sono andata a Roma, dove ho seguito corsi all'Accademia del Cinema Renoir e all'Anica Academy. Io invece ho studiato all'università di Montpellier - aggiunge Matteo Raffaelli - Dopo mi sono trasferito anche io a Roma. Lavorare nel cinema oggi, soprattutto per giovani registi, è diventato difficile. Negli ultimi anni sono cambiate le regole dei finanziamenti pubblici, produrre film è più complesso e a rimetterci sono soprattutto i giovani appena affacciati nel settore. I cortometraggi in Italia hanno spesso vita breve: vivono nei festival, ma non sempre riescono a rientrare delle spese. Noi siamo riusciti a realizzare questo piccolo sogno, firmando insieme un corto, grazie anche al sostegno di Traudi, di Idm, del premio Rai del 48 Ore Film Festival e della Provincia, che ha creduto in un progetto altoatesino.
Tornando al cortometraggio, la parte più bella e quella più difficile?

Non è stato facile lavorare con i cavalli liberi - sorridono Poi c'erano il poco tempo, gli imprevisti, le giornate lunghissime. La cosa più bella, invece, è stata vedere la disponibilità e la buona volontà di tutti. La collaborazione tra giovani professionisti del settore è fondamentale. MA.AN.