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BOLZANO. Quando ha iniziato a studiare informatica sognava di sviluppare videogiochi. Oggi, a 28 anni, Alessandro Sottovia presenta i suoi lavori nelle principali conferenze dedicate all’intelligenza artificiale e porta avanti un dottorato industriale tra Università di Bolzano e Loacker, occupandosi di Computer Vision e Digital Twin.
«Ho sempre cercato - racconta - di capire quale fosse il mio limite. Prima pensavo: forse riesco a fare l’università. Poi la magistrale e infine il dottorato. Ho deciso di provarci finché ne avevo l’occasione».
Oggi il suo obiettivo è quello di portare l’intelligenza artificiale dentro le aziende e renderla uno strumento concreto.
Un percorso che, nonostante le offerte arrivate anche dall’estero, continua ad avere un punto fermo: «Bolzano è casa. Sono molto legato a questo territorio e alla mia famiglia».
Dove nasce?
Sono nato a Bolzano nel 1998. Mio padre è trentino, mentre mia madre ha origini siciliane e pugliesi. Così sono cresciuto tra due mondi: Bolzano durante l’anno e il Salento d’estate. Credo sia stata una fortuna, perché mi ha permesso di conoscere realtà molto diverse dell’Italia. Proprio quest’anno sono andato per la prima volta anche in Sicilia, per riscoprire le origini di mio nonno.
Come si è articolato il suo percorso di studi?
Ho frequentato le scuole elementari a Bolzano, poi le medie Archimede e successivamente l’Istituto Torricelli per due anni, e infine l’istituto Galilei. In realtà inizialmente pensavo di studiare psicologia, ma una docente molto preparata, la professoressa Cristina Macola, mi fece appassionare all’informatica e alla programmazione. All’inizio il sogno era quello di sviluppare videogiochi.
Poi arriva l’università.
Ho scelto Trento anche perché volevo cambiare aria e vivere da solo. All’epoca l’intelligenza artificiale non era ancora di moda: si parlava di machine learning. Erano temi di nicchia. Durante gli studi ho approfondito Python, statistica e matematica applicata alla programmazione.
Il Covid ha cambiato qualcosa?
Sì. Sono tornato a Bolzano dovendo seguire tutte le lezioni da remoto. È stato proprio in quel periodo che mi sono avvicinato alla Computer Vision, cioè quel ramo dell’intelligenza artificiale che permette ai computer di interpretare immagini e video.
Da lì nasce anche la collaborazione con la Loacker.
Sì, durante la magistrale ho iniziato a collaborare con Loacker, studiando sistemi per individuare difetti e anomalie nei prodotti. Successivamente, con il boom dell’intelligenza artificiale, ho iniziato a formare anche i dipendenti dell’azienda, spiegando come utilizzare questi strumenti. Parlando con Andreas Loacker è nata poi l’idea di un dottorato industriale: Loacker finanzia il mio percorso universitario e io porto in azienda le innovazioni che emergono dalla ricerca.
Di cosa si occupa oggi?
Il mio ambito principale è la Computer Vision. Studiamo come permettere ai sistemi di comprendere immagini e video, riconoscere anomalie, difetti, oppure azioni compiute dalle persone. Negli ultimi anni si è aggiunto anche il tema dei Digital Twin, i gemelli digitali: copie virtuali di oggetti, ambienti o processi. Possono essere utilizzati, ad esempio, per preservare beni culturali oppure ricostruire ambienti industriali. Un esempio è il Lumen, il museo della fotografia in Alto Adige, dove è possibile ricostruire digitalmente ambienti attraverso smartphone o visori in realtà aumentata.
Che emozione è stata presentare il suo lavoro alla Conferenza nazionale sull’intelligenza artificiale?
Era la mia prima conferenza importante, quindi un po’ di tensione c’era. Però, quando presenti un lavoro che hai costruito tu e che è già stato accettato dalla comunità scientifica, sai di parlare di qualcosa che conosci davvero.
Qual è la ricerca che presenterà nei prossimi mesi?
Sto lavorando all’integrazione tra realtà aumentata, Digital Twin e modelli linguistici. L’idea è permettere a un operatore, indossando un visore, di ricevere istruzioni intelligenti durante il lavoro. Il sistema riconosce gli oggetti, ne comprende la posizione nello spazio e suggerisce le operazioni corrette.
Un altro lavoro, invece, riguarda un nuovo metodo per analizzare i video suddividendoli in sequenze e facendo collaborare più modelli di intelligenza artificiale tra loro. Abbiamo scoperto e dimostrato che facendo collaborare modelli differenti si ottengono risultati migliori: la precisione aumenta del 15% rispetto a un singolo modello. L’idea era capire se fosse davvero necessario addestrare continuamente enormi modelli consumando grandi quantità di energia. Abbiamo dimostrato che, in molti casi, anche modelli più piccoli possono ottenere risultati molto competitivi.
Quando ha capito che l’intelligenza artificiale sarebbe diventata il suo futuro?
L’uscita di ChatGPT ha accelerato tutto. Io studiavo già reti neurali, ma quel momento ha reso evidente che questa tecnologia avrebbe cambiato il mondo. Ogni volta ho cercato di capire quale fosse il mio limite: prima la laurea, poi la magistrale, infine il dottorato. Ho deciso di provarci finché ne avevo l’occasione.
Ha mai pensato di trasferirsi all’estero?
Ho ricevuto anche proposte dagli Stati Uniti, da Seattle. Però Bolzano è casa. Sono molto legato al territorio e alla mia famiglia. Certo, nel mio settore le offerte dall’estero sono numerose e gli stipendi sono più alti, ma per me conta la qualità della vita. Chiaramente a Bolzano è più difficile, e nonostante di questi tempi sia complicato, uno dei miei sogni è comprare casa.
Come vede il futuro della ricerca in Italia?
Nel nostro Paese gli stipendi sono inferiori rispetto ad altri Stati, è un dato di fatto. Tuttavia nel settore dell’intelligenza artificiale il lavoro non manca. Ognuno deve trovare il proprio equilibrio tra opportunità economiche e qualità della vita. Molti scelgono di fare l’esperienza universitaria all’estero, ma io credo molto nella possibilità di trasferire la ricerca direttamente all’industria, anche in Italia.
E fuori dal lavoro?
Mi piacciono ancora i videogiochi, una passione che non mi ha mai abbandonato. Ma soprattutto mi piace trascorrere il tempo con la mia ragazza: guardare un film insieme e viaggiare sono le cose che preferisco.


