LASA. Un monolite per dire: eccoci, siamo qui, non abbiate paura, noi siamo solidi e preparati. Ecco che succede quando l’architettura si fa interprete del contenuto più che della forma. Succede a Oris, frazione di Lasa, dove il tessuto rurale del luogo diventa scenario per un’iniezione talmente contemporanea da diventare, proprio per il contrasto, come se fosse sempre stata lì, senza fronzoli, «come una pietra caduta lì da chissà dove». È il nuovo centro della Protezione civile.

Eccolo, il contenuto. Se lì c’è gente che lavora per proteggere lo spazio dove opera, si fornisce il senso della funzione. «La sua presenza – dice Roland Baldi, il progettista – conferisce al complesso un carattere scultoreo». Baldi, architetto bolzanino, ha guardato anche al lotto dove sarebbe piovuto questo edificio: «Si tratta di un terreno trapezoidale e il progetto traduce direttamente i confini del terreno nella volumetria dell’edificio».

Insomma, così il terreno, così la funzione e il ruolo di chi lo occuperà danno il senso di un’iniezione che è rispettosa del paesaggio non solo naturale, ma anche umano.

Molta attenzione è stata dedicata all’articolazione dei volumi: mentre l’autorimessa dei mezzi si sviluppa su un unico livello, gli spazi destinati al personale e all’amministrazione stanno su due piani. «Da questa differenziazione altimetrica – spiega Baldi – prende forma la copertura molto inclinata che unifica le diverse funzioni interne».

Poi la torre di asciugatura delle manichette. Svolge nel contempo la funzione di caratterizzazione verticale, ma anche funzionale, svettando oltre la linea del tetto come una sorta di stele. Molto visibile anche da lontano. Sopra, mostra anche lo stemma dei vigili del fuoco nel suo punto più alto. Un modo per marcare la presenza di un’istituzione all’interno di uno spazio pubblico.

Certo, il tutto è pensato per l’operatività quotidiana, dalle sale comando a quelle degli spogliatoi per il pronto intervento, con anche un locale di presidio operativo. Certo, c’è stato un continuo colloquio tra progettista e comando. Così che i flussi di movimento delle squadre all’interno e all’esterno sono stati integrati fin dalle prime fasi di confronto per garantire la massima efficienza operativa.

Ad esempio, al primo piano ci sono gli spazi comuni, con cucina e sala formazione, ma proprio da qui si apre una visione diretta dell’autorimessa. «Così si è creata – commenta l’architetto – una connessione visiva e funzionale tra le diverse aree dell’edificio».

Il piano interrato accoglie invece le infrastrutture tecniche, gli spazi di deposito e l’archivio.

Per rendere identitario l’edificio anche sul piano del primo sguardo dall’esterno si è usato il calcestruzzo isolante, ma pigmentato di verde. «Il materiale – spiega il progettista – unisce capacità portante e isolamento termico in una costruzione monolitica dalle prestazioni molto elevate».

Poi c’è il rapporto con l’ambiente umano. Una presenza così evidente e distintiva pone questo centro in dialogo diretto con il paese stesso e i suoi abitanti. I quali da adesso possono contare su un monolite «gentile», con chiara funzione «protettiva», che cambierà anche la stessa percezione dell’ambiente.