BOLZANO. Una panoramica interdisciplinare sul tema del genere in Alto Adige viene offerta per la prima volta dal "Gender Report - Alto Adige 2024" pubblicato da Eurac Research.

Il rapporto mette in evidenza i tanti modi in cui il genere influenza la vita anche in provincia di Bolzano e combina le conoscenze sviluppate a livello locale con esperienze e buoni esempi provenienti dal resto d'Italia e da altri Paesi. Il Gender Report esamina otto aree in cui la dimensione di genere svolge un ruolo importante: storia, cultura e arte; linguaggio inclusivo e di genere; istruzione e scienza; assistenza e salute; ambiente, territorio e settore energetico; partecipazione politica ed economica (lavoro); minoranze, migrazioni e intersezionalità; violenza di genere. Contiene risultati scientifici, grafici e una panoramica dei concetti più importanti legati al genere. Il testo propone anche interviste a persone che portano le loro prospettive ed esperienze peculiari: provengono dal mondo medico, dalle organizzazioni che si battono per i diritti delle donne e delle persone Lgbtqia+, dal settore artistico e culturale e anche dalle risorse umane.

La sociogiurista Alexandra Tomaselli e le politologhe Katharina Crepaz e Mirjam Gruber hanno curato la pubblicazione alla quale hanno contribuito oltre 40 autori e autrici parte del gruppo interdisciplinare Gender Dynamics di Eurac Research.

Uno dei tanti temi affrontati nello studio è quello della parità (o meno) di diritti tra i generi. "Anche in Alto Adige, una provincia in cui le cose vanno decisamente meglio che altrove - si legge nel dossier divulgativo allegato al report - il problema si sente: secondo i dati Astat nell'anno scolastico 2021/22 circa il 75 per cento delle ragazze ha frequentato una scuola superiore contro il 63 per cento dei ragazzi. Anche il tasso di frequenza universitaria e di laurea è significativamente più alto per le donne. Eppure sui luoghi di lavoro le proporzioni non tornano". Tre esempi lo dimostrano. "Nell'amministrazione provinciale - si legge ancora - un contesto molto sorvegliato dove ci sono misure antidiscriminazione chiare e forti, al 31 dicembre 2022 solo circa il 30 per cento dei posti dirigenziali era occupato da donne, che però sono il 70,4 per cento del totale impiegato".

Inoltre, "in un territorio come l'Alto Adige in cui l'agricoltura è un settore importante solo da poco più di vent'anni le donne hanno pari diritti degli uomini nella linea ereditaria del maso chiuso (azienda agricola indivisa). E comunque prevale ancora la conduzione maschile: nel 2016, solo il 13,5 per cento delle aziende agricole era gestito da donne contro il dato nazionale del 30,7 e quello europeo del 27,9 per cento".

Infine, "anche nelle principali istituzioni di ricerca dell'Alto Adige la presenza di donne diminuisce a mano a mano che si sale verso i vertici. In Eurac Research a capo degli 11 istituti e dei sei center ci sono 14 uomini e tre donne; in università le cattedre occupate da professoresse sono il 31 per cento; nel Centro di sperimentazione Laimburg il personale è suddiviso al 50 per cento tra uomini e donne, ma la percentuale di donne alla guida di gruppi di lavoro si ferma al 34,1 per cento".